LUGLIO 2020 INTERVISTA A " GISELLA BLANCO " A CURA DI ROSALINDA DI NOIA

Testo di Rosalinda Di Noia

Ben trovati amici di Almax Magazine, da Rosalinda Di Noia!

Come avrete notato nella mia rubrica spesso vi propongo interviste a scrittori e quando è possibile cerco sempre di proporvi delle donne perché a mio modo di vedere hanno una marcia in più che le contraddistingue rispetto ai maschietti.

Questo mese, come ospite della mia rubrica, abbiamo Gisella Blanco, che ci porta dritti nel mondo della poesia con uno sguardo più approfondito al suo ultimo lavoro che più nello specifico è una raccolta “Melodia di Porte che Cigolano”.

Ma andiamo ad approfondire la sua conoscenza, con questa bella chiacchierata che ho fatto proprio con lei.

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RDN: Ciao Gisella, grazie di essere qui con noi e benvenuta!

GB: Ciao Rosalinda e grazie a voi!

RDN: Come è nata la passione per la scrittura?

GB: Scrivo sin da piccolissima, si può dire che mi è venuto spontaneo iniziare a scrivere, probabilmente perché anche mamma scriveva. Avevamo una grande libreria rossa e molti di quei libri erano di poesia. Non ho mai avuto dubbi sul genere letterario da prediligere, sia per leggere che per creare.

RDN: Quali sono gli scrittori o poeti da cui prendi spunto o comunque sono fonte di ispirazione per te?

GB: I poeti ermetici sono i miei mentori come scelta stilistica: Gatto e Quasimodo in particolare. Adoro la poesia d’amore di Paul Eluard e di Jacques Prévert, benché siano estremamente diversi tra di loro. Baudelaire e Pasolini mi hanno “suggerito” come possa essere travolgente l’uso di immagini truculente per esprimere la propria fragilità. Bukowski amava i gatti almeno quanto li amo io e questo ci accomuna.

RDN: Tu hai anche una laurea in giurisprudenza, come mai un’appassionata di poesia si trova a scegliere un ramo universitario così distaccato dalla propria passione?

GB: Sono convinta che la Costituzione Italiana, soprattutto nella prima parte, sia una meravigliosa poesia, così come scorgo una forte e spessa umanità in molte branche del diritto che, lungi dall’essere mera espressione burocratica, contengono valori e concetti molto importanti per tutti. Inoltre la mia scelta di formazione è stata spinta dalla ricerca della conoscenza approfondita di strumenti utili per appagare il mio senso di giustizia e il mio profondo desiderio di poter essere d’aiuto. Credo che, nella modalità che io stessa ho intrapreso, poesia e studi giuridici possano assolutamente essere in armonia. Con ciò non voglio negare che il diritto non sia sempre giusto (o venga, talvolta, applicato in modo iniquo) ma ciò vale anche per la poesia (anche se con minori conseguenze pratiche) e per ogni altro ambito dell’umana espressione.

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RDN: Nella vita sei animalista, buddista, anticlericale e una forte sostenitrice dell’esigenza di un cambiamento sociale, quanto di tutto questo si riversa nelle tue creazioni letterarie?

GB: Credo che il mio modo di essere si riversi totalmente nelle mie composizioni, altrimenti risulterei insincera e poco credibile. La finzione letteraria, a mio avviso, è piacevole e sostenibile solo se adoperata come veicolo per dire qualcosa in cui si crede. Il cambiamento sociale non è pensabile senza una trasformazione intima di come le persone si percepiscono e, su questo punto, tante volte scrivo concetti che possono risultare esagerati ma devono essere letti esclusivamente nell’ottica di promuovere un nuovo umanesimo in cui l’uomo non rivendica il suo potere e la sua centralità ma si impegna a valorizzare al massimo il suo potenziale umano, spirituale e sentimentale in una dimensione sia privata che collettiva.

RDN: Con le tue creazioni che tipo di messaggio vuoi trasmettere? Sei una persona che non tollera le ingiustizie di ogni tipo come credi che queste posso aiutare le persone a riflettere?

GB: Le mie poesie sono spunti di riflessione, offerte di un punto di vista provocatorio e differente da quello che, purtroppo, molto spesso è diffuso nella società odierna. Mi schiero con veemenza contro i rigurgiti sociali patriarcali e maschilisti, contro la mortificazione della dignità umana instillata da credi religiosi e filosofie che tolgono alla donna e all’uomo la possibilità di essere completi (di provare ad esserlo, investendo impegno ogni giorno) in se stessi e tra di loro, senza bisogno di affidarsi ad entità superiori ed esterne che, se da un lato rassicurano sulle faccende della vita, dall’altro deresponsabilizzano: tutto ciò che non attribuiamo a noi stessi (nel bene e nel male), è esperienza esistenziale e spirituale a cui rinunciamo volontariamente.

RDN: Tra le tante opere che hai realizzato, visto che hai cominciato da molto piccola, a quale sei più legata?

GB: Una delle composizioni a cui sono molto legata, che risale ai tempi delle scuole Medie, è la poesia “Il poeta e l’avvoltoio”, che terrò per me senza condividerla ma che è stata la prima poesia in cui ho dato identità personale al ruolo di poeta e mi sono rapportata alla condizione del tempo umano in modo creativo e attivo. Un’altra poesia, forse la più dura e “arrabbiata” dell’attuale silloge che, però, risale a tanti anni fa, è “Salvezza”: femminista, cruda e palesemente in contrasto con le figure dei “padre-padroni”, che siano terreni o ultraterreni. Vi invito a leggerla, anche se potrebbe turbare qualcuno: me ne prendo tutta la responsabilità.

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RDN: Le tue opere ti hanno permesso di toglierti svariate soddisfazioni come molti premi importanti, parlaci di essi e quali conservi gelosamente nel tuo cuore?

GB: Il concorso letterario internazionale Cara Beltà, del 1997, mi ha dato grande soddisfazione e conservo il ricordo del viaggio a Bologna per partecipare alla premiazione. Ho vari ricordi belli dei concorsi a cui ho partecipato ma, anche, uno molto negativo (di cui non farò menzione esplicita): ho ricevuto una lettera molto dura che mi invitava a smettere di scrivere (suggerimento che, essendo stato fondato su un unico componimento di età adolescenziale, non aveva nessun valore ma, naturalmente, mi colpì molto): sono ancora qui a creare poesia anche grazie ai detrattori che, nell’arte come nel resto delle cose della vita, hanno potere negativo solo se siamo noi a conferirglielo.

RDN: Il 4 Giugno è uscita la tua raccolta di Poesie “Melodia di Porte Che Cigolano” parlaci di questa raccolta…

GB: È una silloge composta da pezzi molto vecchi e pezzi nuovi. Il titolo è nato almeno 20 anni fa e descrive la mia idea di melodia che non può non provenire da un passaggio esistenziale fastidioso, doloroso, stridente. È apertamente femminista ma, non per questo, a mio avviso, apprezzabile solo dalle donne, perché contiene concetti fruibili da tutti. La mia poesia è sempre dialogica: anche quando sembra molto introspettiva, mira in ogni caso a condividere un germe di riflessione con chi mi sta leggendo, come un dialogo silenzioso in cui, alla fine del verso, io smetto di dire e sarà il lettore a continuare. Mi rivolgo, talvolta, ad un “tu” femminile, lasciando “la porta aperta” (con il suo bel cigolio) a interpretazioni varie (relazioni omosessuali, dialogo interiore con me stessa, dediche a persone care estinte): il lettore darà l’interpretazione che preferisce, secondo la sua indole. La vera destinataria di queste composizioni, però, rimarrà un mio segreto.

Gisella Blanco

RDN: Se dovessi usare tre aggettivi per descrivere questa raccolta quali useresti?

GB: Appassionata, polemica e spregiudicata. Ma non vorremo costringere le molteplici sfumature delle mie composizioni in tre sole parole!

RDN: Per chi volesse acquistare le tue opere letterali dove possono trovarle?

GB: Melodia di porte che cigolano, Eretica Edizioni, è acquistabile sul sito della casa editrice e su ordinazione in tutte le librerie italiane. Insomma, arriviamo ovunque, così come la poesia nel mondo.

RDN: Benissimo Gisella! Grazie ancora per la tua gentilissima disponibilità è stato un vero piacere parlare con te.

RG: Io ti ringrazio di cuore, per l’invito! A presto!

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Come avete potuto notare passione e determinazione sono un punto fondamentale per realizzare qualcosa in cui crediamo sia nella vita di tutti giorni che nell’arte, perché non c’è cosa migliore di sfidare sé stessi ma soprattutto non farsi scoraggiare da un ostacolo o da un’opinione negativa, anzi, questo deve trasformarsi in uno stimolo per migliorare e abbattere le barriere che crediamo insormontabili.

Con questo vi saluto e alla prossima!

Grazie da Almax Magazine per la cortesia e disponibilità. Con affetto e stima!