LUGLIO 2020 INTERVISTA AGLI " HAMNESIA" A CURA DI ROSALINDA DI NOIA

Testo di Rosalinda Di Noia e Foto di Archivio

Ben ritrovati amici di Almax, da Rosalinda Di Noia! Questa volta, per l’angolo delle interviste, vi propongo un’interessante band laziale che comunemente appartiene al mondo del Prog ma io penso che in realtà noi esista un vero genere che gli appartiene semplicemente la loro musica è ciò che li rappresenta. Con grandissimo piacere vi vado a presentare gli Hamnesia che a Febbraio sono usciti con il loro ultimo singolo dal titolo Onirikon”. La formazione della band è la seguente:  

  • Livia Montalesi: voce e violino;
  • Daniele Carlo: Batteria,
  • Lorenzo Diana: Chitarra elettrica ed acustica;
  • Andrea Manno: Basso e Fretless bass;
  • Matteo Bartolo: Tastiere.

Ma andiamo ad approfondire meglio il discorso con questa chiacchierata che ho avuto modo di fare con loro.

RDN: Ciao ragazzi, benvenuti e grazie per la vostra gentilissima disponibilità!

HB: Ciao Rosy e grazie a te!

RDN: Come nasce la passione per la musica?

HB: Matteo: La Musica è entrata nella mia vita fin quand'ero neonato: mio nonno infatti, che passava con me molto tempo, mi faceva sempre ascoltare Mozart, un compositore che sento infatti davvero 'dentro di me', è una musica che mi fa sentire a casa. Poi ho iniziato a suonare il piano, ma la vera passione è nata solo quando ho iniziato a suonare in gruppo. In quel momento ho capito che la musica sarebbe diventata un pezzo importante della mia vita.

Simone: Ero molto piccolo quando facevo la rock star sotto la doccia. Ricordo che mi vergognavo solo al pensiero che potesse ascoltarmi qualcuno in casa, figuriamoci i vicini però ogni momento da solo era da sfruttare per intonare qualche canzone. Crescendo c'è stata una parentesi di 4 anni di Violino che mi ha segnato sicuramente, ma forse la vera passione è nata quando ho deciso di mettere da parte un po’ di timidezza e ho cominciato a cantare a voce piena, senza filtri, frequentando una scuola di quartiere che ha aperto le porte a tutte le esperienze venute dopo.

Livia: Neanch’io sono realmente in grado di trovare un punto d’inizio, credo sia un sentimento che mi è sempre appartenuto. Quello che so è che ho sempre cercato di sperimentarlo in tutti i modi possibili, senza pormi limiti di alcun tipo. Ho sempre avuto voglia di imparare a suonare qualsiasi strumento mi capitasse a tiro ad esempio: a volte è andata bene, altre decisamente meno, ma l’importante non è tanto il risultato quanto la consapevolezza di essere stata in grado di provare e di trasmettere un’emozione.

Andrea: Il mio approccio alla musica è stato molto poco “romantico”, trovando un primo interesse nei Rhythm Games come Guitar Hero e simili, ma sono comunque felice di ciò in quanto non sono cresciuto in un ambiente artistico o che spronasse l’approccio alla musica, e probabilmente senza essi non mi sarei mai addentrato in questo mondo; trovo la cosa uno spunto molto interessante.

Lorenzo: fare musica è, oltre una questione di creatività, anche un canale per condividere sentimenti e stati d’animo. Direi che la passione per la musica come musicista nasce dal momento in cui ho avuto la consapevolezza di questo, perché bene o male la musica è nella vita di tutti. Forse quello che ne determina l’apprezzamento è più come la sentiamo presente nella nostra vita, e quali potenzialità nasconde.

Hamnesia 1

RDN: Quali sono gli artisti che maggiormente sono fonte di ispirazione per voi?

HB: Matteo: personalmente ascolto davvero tanti generi di musica. Sarò banale, ma amo tutta la musica che riesce entrarmi nel cuore. Non importa quanto semplice o complessa sia, la cosa importante è che trasmetta un'emozione, nel mio caso in particolare amo la musica energica, positiva, anche se apprezzo molto anche brani lenti, introspettivi e rilassanti, purché appunto non rimangano in superficie ma puntino a entrare 'nelle viscere'. Musica classica, rock, metal, dance, swing, pop sono alcuni dei generi che ascolto, ma come ho detto la priorità nell'ascolto è un'altra.

Simone: Ognuno di noi sicuramente ha qualcuno a cui ispirarsi, ad oggi sono molti gli artisti che adoro e che seguo, in Italia amo moltissimo la scena del cantautorato dai più grandi classici: Lucio Dalla, De André, Pino Daniele che sicuramente li immagino come fossero i maestri assoluti, ai più  recenti, adoro ad esempio il modo di scrivere   di Daniele Silvestri, di Niccolò Fabi, di gente che mette il cuore, amo la penna di Caparezza anche lui personaggio unico. Non saprei sinceramente se c'è fine a questa domanda, mi fermo a loro anche se c’è una grande lista di artisti non solo italiani, che hanno comunque inciso nel mio modo di pensare la musica.

Livia: Riguardo ciò ho sempre cercato di mantenere una mentalità aperta. Le novità dal punto di vista musicale non mi spaventano, anche se contemporaneamente so di rimanere piuttosto fedele a generi come il progressive rock, il folk o il metal, che ho sempre sentito come sicuramente più vicini rispetto ad altri.

Andrea: Quello che ascolto in un determinato periodo. Mentirei davvero a dirvi “Sì, questo gruppo x ha davvero ispirato il nostro lavoro etc..” perché non è vero, soprattutto nei nostri ultimi lavori; trovo l’ispirazione da ciò che mi colpisce e cerco immediatamente di sfruttare quello stimolo per trarne qualcosa di utile per il gruppo.

Lorenzo: più che di artisti parlerei di musica. C’è del bello e del brutto in ogni artista, quindi secondo me ha più senso prendere quello che più mi piace dalla musica che ascolto che avere un’unica fonte insostituibile: questo aiuta ad avere una visione quanto più ampia possibile di musica e uno “spirito critico” sempre pronto a mettere in discussione tutto. D’altro canto la musica, oltre che incontro, è anche scontro di idee.

RDN: Come nasce la band e come avete scelto il nome “Hamnesia”?

HB: Lorenzo: In realtà, come accade per molte band che nascono in periodi di vita “adolescenziali”, ci piaceva come suonava il nome, e da allora siamo andati avanti così. Se dovessi contestualizzarlo con il nostro genere, mi piace pensare che rispecchi il fatto che non siamo mai rimasti ancorati a qualcosa che abbiamo fatto prima, ci piace trovare nuovi stili e nuove idee per le nostre canzoni, cercando di non cadere in ripetizioni: avere una piccola amnesia può aiutare in questo.

RDN: Chi ascolta la vostra musica non può non notare come le vostre sonorità appartengano al progressive-rock, quanto c’è di classico nelle vostre composizioni e quanto invece è di ricercato e moderno?

HB: Matteo: Per me la musica Prog è uno dei modi in cui la musica classica continua a esistere. Mi spiego meglio: se analizziamo la storia della musica classica comprendiamo come tutti i compositori della storia abbiano aggiunto qualcosa di nuovo alla musica che si suonava fino a quel momento. La musica classica infatti è sempre stata "d'avanguardia", sempre in evoluzione, fino ad arrivare al '900 in cui ha preso varie strade. Una di queste è il l'art rock, nato negli anni '70. Ritengo che sia ancora possibile portare la musica ad un livello superiore, ad un nuovo rinnovamento. È il nostro umile tentativo: scrivere musica ricercata, che tragga spunto da tutta la musica già stata scritta, ma con uno sguardo al futuro, scrivere una musica che sia 'nuova' e 'innovativa'. Ricordo inoltre che i compositori di musica classica hanno sempre visto di buon occhio la "musica pop" dell'epoca: ad esempio melodie popolari avvicinavano il grande pubblico alle loro composizioni. Così anche noi in questo disco non disdegniamo riferimenti a sonorità pop, cercando di portarle a un livello musicale comunque alto.

Andrea: La componente classica, come già accennato da Matteo, è molto presente nella nostra musica; ciò che invece tentiamo con la parte più “moderna”, soprattutto per il nostro nuovo lavoro, è la ricerca di suoni, effettistica, tecniche di ripresa, il mescolare mille stili mantenendo un cantato in italiano, l’attingere da generi che difficilmente ascolteremmo, e la sfida nel tentare qualcosa di completamente diverso da quello che normalmente riusciremo a tirare fuori se rimanessimo nella nostra “comfort zone”.

RDN: A Gennaio 2017 siete usciti con il vostro primo lavoro discografico “Metamorphosis” parlateci di questo disco…

HB: Matteo: Metamorphosis è il nostro primo disco e risente di tante influenze: anche se sicuramente è un disco che si può etichettare come Prog Metal, le sonorità anni '70 non mancano, come anche riferimenti alla musica classica e al jazz.

Andrea: Il primo “figlio” ha sempre un valore affettivo enorme, nonostante tutti gli errori e ingenuità che possono verificarsi nella produzione di un lavoro del genere, ibrido e nato dalla prima interazione degli Hamnesia come entità collettiva. Suonare quei pezzi ci diverte come pazzi nei live, e ci sono trovate che tutt’oggi trovo geniali, ma eravamo ancora acerbi secondo me: con il nuovo album abbiamo deciso di abbandonare la componente metal e il cantato in inglese, allontanandoci così da lidi a noi più familiari. La gestazione inoltre del primo disco non fu semplice, lo registrammo e ri-registrammo in varie fasi, con anche vari mix (tutto ovviamente autoprodotto, ci mancherebbe), e mi ricordo ancora il rush finale che facemmo per avere il disco pronto per la serata con il Banco. Spararlo a tutto volume nel furgoncino affittato per il viaggio fu una soddisfazione che non dimenticherò facilmente.

Lorenzo: Metamorphosis è il frutto di quel percorso travagliato che è il mettere su una band con membri stabili. Tranne le ultime 3 canzoni, scritte interamente da una formazione stabile, tutto il resto è stato il prodotto di arrangiamenti di vari musicisti che si sono alternati nelle prime fasi del progetto, portando le loro influenze e forse arricchendo anche il sound del disco, prima di passare per quello che è stato l’arrangiamento definitivo. 

RDN: Grazie a questo disco in fase di promozione avete avuto l’opportunità di aprire una data della storica formazione Banco Del Mutuo Soccorso, parlateci di questa esperienza?

HB: Matteo: È stato magico. Suonare prima del Banco è stata un'esperienza davvero unica, essere ascoltati da loro, averci stretto un rapporto di amicizia, è qualcosa che ci teniamo nel cuore.

Andrea: E’ una di quelle cose che si porta dietro tanti di quegli aneddoti che non saprei da dove partire: organizzare per la prima volta uno spostamento del genere assieme, dovendo caricare tutti gli strumenti su un furgoncino e imbarcarci per interminabili ore fino a Brescia, arrivare sul posto e vedere il Banco fare il soundcheck, scambiare qualche parola con loro nel backstage e infine suonare davanti a un grande pubblico che è lì perché realmente gli interessa quel genere, perché vuole ascoltare ed essere intrattenuta. È stato fenomenale, non so che altro aggiungere.

Lorenzo: fa strano vedere dal vivo musicisti di gruppi storici, se poi si parla di dividere una serata con loro allora il tutto assume un qualcosa di irreale. Esperienza fantastica, e ancora di più lo è stato ricevere l’apprezzamento del loro pubblico.

RDN: Nel 2018 vi siete buttati in un’impresa molto particolare, ovvero, avete riarrangiato il concerto del 1973 di Fabrizio De Andrè insieme alla PFM, come è stato collaborare con loro?

HB: Matteo: Siamo molto affezionati al repertorio De André/PFM, che è al tempo stesso musica popolare e musica colta: con gli arrangiamenti della PFM la musica di De André raggiunge un livello artistico-musicale invidiabile.

Simone - Sicuramente ci siamo divertiti ecco, portare in giro il repertorio del maestro è sempre emozionante e ci ha dato modo di suonare sia in casa nostra nel Lazio, che in varie località italiane.

Lorenzo: sinceramente non so come sia suonare con la PFM, considerando quanto tempo ha richiesto imparare quegli arrangiamenti senza spartiti e facendo tutto ad orecchio direi sicuramente impegnativo.

RDN: Cosa vi ha spinto a lavorare a quel progetto visto che il mondo Prog e il mondo cantautorale di De Andrè sono molto distanti tra loro?

HB: Matteo: A volte nella musica le distanze tra un genere e un altro sono solo apparenza. Tutto è collegato, anzi, tutto è collegabile. E quel disco di De André insieme alla PFM ci piaceva troppo, così abbiamo pensato: perché non continuare quello che la PFM ha cominciato? Aggiungo che i testi di de André sono delle vere e proprie poesie, che meritano una musica di altrettanto livello.

Andrea: Il contributo della PFM ha invece reso, a mio parere, queste distanze molto più corte, in quanto i loro arrangiamenti sono secondo me il perfetto connubio tra progressive e musica popolare, apprezzabile da chiunque; i brani di quel repertorio sono tutt’ora amati da moltissime persone che vengono alle nostre serate per cantarli con noi. Riflettevo su come quello che stiamo realizzando per il nuovo disco in qualche modo si avvicina a questo concetto: brani all’apparenza semplici, “digeribili”, con una durata nella media ma che sotto nascondono molti strati di complessità apprezzabili dagli addetti ai lavori e non.

Lorenzo: due generi possono essere molto distanti tra di loro ma suonare bene insieme, come stare molto vicini ma essere usati male. Tutto dipende da chi ci mette mano. In questo de Andrè e la PFM sono stati magistrali, ed il tutto non può aver fatto altro che arricchirci di nuovi spunti e nuovi modi di guardare alla musica, soprattutto in vista del nostro nuovo disco per il quale stiamo trovando spunti quanto più possibili vari.

HamnesiaBand

RDN: Tra il 2019 e il 2020 vi siete dedicati alla realizzazione di un progetto teatrale che è una sorta di romanzo giallo parlateci di questo progetto…

HB: Matteo: Questo disco è una vera scommessa. È la scommessa di una musica ricercata che possa essere ascoltata da un'ampia fetta di pubblico. Il teatro sarà il luogo della performance: musica live, attori e sceneggiatura trasporteranno il pubblico dentro la storia che abbiamo scritto. Si può dire che la musica che stiamo scrivendo è strettamente legata a ciò che avviene 'in scena'.

Simone: Stiamo lavorando tutti i giorni alla realizzazione di questo disco che speriamo arrivi presto. Abbiamo investito molto su quest' idea diversa di fare musica attenendoci ad una storia scritta e inventata da noi, appunto un giallo. Preferiamo non entrare troppo nei dettagli per evitare di perdere l'effetto sorpresa però possiamo dire che sarà un disco ricco di sonorità diverse e che merita uno spazio teatrale.

Lorenzo: questo disco richiederà un grande sforzo per noi nel realizzarlo, ma anche un impegno da parte dell’ascoltatore nel seguirlo. Come è stato dettOnirikon è una canzone a 2 facciate. La prima parte è molto ambient e distensiva, mentre la seconda trasmette davvero molta energia.

Andrea: Abbiamo voluto pubblicare questo brano come secondo singolo poiché lo ritenevamo un esempio perfetto della nostra musica, un pezzo dove la nostra Livia ci regala una performance a mio parere strepitosa e che esplode in una parte finale strumentale totalmente inaspettata. Abbiamo inoltre ri-registrato il brano da 0, rifatto il mix e masterizzato agli Abbey Road Studios, poiché volevamo regalare qualcosa di speciale ai nostri fan, insieme al videoclip fatto apposta per l’occasione.

RDN: Se doveste descrivere il singolo con 3 parole quali usereste?

HB: Matteo: Profondo, energico, diretto.

Andrea: Delicato, ricercato, d’impatto.

Lorenzo: Rilassante, energico, onirico.

RDN: So che comunque state ancora lavorando al secondo album, potete anticiparci qualcosa? Cosa dobbiamo aspettarci da esso?

HB: Matteo: Attingendo a diversi generi e stili musicali, il pubblico si ritroverà di fronte ad un incrocio tra un Musical e un'opera. Potremo definirla una Musical Opera. Stiamo scrivendo qualcosa che è un vero e proprio nuovo genere musicale.

Simone: Sicuramente bisogna aspettarsi qualcosa di diverso e innovativo, ci stiamo impegnando molto affinché questo progetto possa soddisfare le nostre aspettative ed essere apprezzato da un eventuale pubblico. Sarà appunto un romanzo giallo e sarà compito dell’ascoltatore scoprire i diversi misteri legati alla storia.

Andrea: Di tutto. L’attesa verrà ripagata! Per le anticipazioni...

Lorenzo: Dal fatto che la storia sarà un giallo, di sicuro non mancheranno enigmi e mistero. Dal punto di vista musicale stiamo cercando di unire quanti più generi possibili, in un prodotto omogeneo ma variegato. Diciamo che sia dal punto di vista narrativo che musicale non mancheranno le sorprese.

RDN: Domanda che facciamo praticamente a tutti gli artisti, come vedete il panorama musicale attuale?

HB: Matteo: C'è tanta buona musica e c'è tanta musica spazzatura. Ora con i servizi di streaming come Spotify gli ascoltatori non sono più vincolati alle radio, possono scegliere liberamente cosa ascoltare. La buona musica va ricercata, a volte qualcosa di buono riesce ad affacciarsi nel mainstream, ma è raro.

Andrea: È una domanda che secondo me va posta e pensata in modo diverso, ossia andando ad analizzare i vari generi e settori. Innanzitutto il modo in cui la musica viene vissuta e ascoltata è diverso, sono cambiati i mezzi di diffusione e noi band che tentiamo un approccio un po’ vecchio stampo siamo come delle cariatidi che tentano di trascinarsi in un mondo che va più veloce di loro, perciò è per me fondamentale rivalutare e ripensare da 0 come approcciarsi al mercato, con lo streaming, servizi come BandCamp, i social, l’immagine, i concerti, il fatto che l’album vero e proprio ha perso importanza rispetto ai singoli, etc.. Detto ciò, parlando del mainstream italiano ad esempio, lo trovo un periodo molto buono per la musica: negli ultimissimi anni sono usciti fuori artisti (nel Rap, Trap, Indie, Sperimentale) davvero interessanti e validi a livello internazionale, e che per la prima volta ci fanno essere al passo o addirittura all’avanguardia in ciò che va più al momento, cosa che non riscontravo affatto in ciò che per me è il male assoluto ossia la musica italiana del primo decennio del duemila, se non per delle eccezioni. Se vogliamo pensare a generi più vicini ai nostri come il Rock/Metal, a livello internazionale la scena è viva e si fa sentire, con artisti davvero notevoli e che continuano a tirare fuori idee nuove, mentre in Italia purtroppo questo non è altrettanto vero, ma è un po’ una battaglia contro i mulini a vento: non sono generi che ci si addicono, non fanno parte del nostro DNA e non abbiamo i presupposti culturali per farli sviluppare a dovere o perlomeno senza essere delle mere copie-carbone di artisti internazionali. Le eccezioni ovviamente sono ovunque.

Lorenzo: è una bella domanda. Se dovessi aggiungere qualcosa a quello che è stato detto, potrei aggiungere che è un buon periodo per la ricerca e l’ascolto. E’ il momento per non essere necessariamente vincolati ai grandi nomi per sentire buona musica, c’è tanta gente che suona e tanti artisti validi facilmente ascoltabili. Purtroppo non sempre essere bravi vuol dire avere un posto nel mercato musicale e vivere di quello che piace fare veramente, quindi quello che posso constatare con amarezza è che verrà sempre preferito quello che economicamente rende di più. Forse è un meccanismo che va avanti da sempre, e magari in altri Paesi è affrontato in modo migliore, ma almeno in Italia se dovessi esprimere un parere non direi che ci sono molti sbocchi per un ambiente vario ed originale a livello musicale, proprio per la difficoltà estrema nell’andare avanti con generi meno “comuni”.

RDN: In base alla vostra esperienza, cosa ne pensate dei ragazzi, che si approcciano alla musica? Potreste dare loro qualche consiglio utile per aiutarli a “sopravvivere” nell’ambiente?

HB: Matteo: Siate umili. Bisogna avere l'umiltà di sapere che bisogna sempre migliorare, anche quando si raggiunge un buon livello. Se si mantiene sempre quest'umiltà, unita a qualche ora di studio quotidiano, si andrà lontano. Ci saranno ostacoli, ma si supereranno.

Simone: Sinceramente gli consiglierei di chiedere a chi ha più rughe di me, preferirei ricevere io un consiglio da parte di qualcuno. Al massimo di getto mi vien da dire che se la passione arde dentro, allora la strada migliore è quella di studiare e trasformare lo studio in lavoro nella modalità migliore che ognuno crede.

Andrea: Oltre a quello che è già stato detto dai miei colleghi, ciò che raccomanderei a tutti è di non scendere a compromessi. Fate quello che volete e a modo vostro, perché il mondo è saturo di musica e nessuno vuole ascoltare uno sconosciuto che tenta (male) di emulare qualcosa che non è suo, o che ha fatto non esprimendosi al meglio. Se la musica è la vostra vera passione, dedicatevi a quella, non distraetevi e non lasciate che qualcuno vi allontani da essa, per nessun motivo.

Lorenzo: suonare, qualsiasi genere e qualsiasi strumento, è sempre una cosa positiva, quindi mi sentirei di incoraggiare tanto il ragazzetto che vuole comprarsi la sua prima Ibanez che l’anziano in pensione che vuole riprendere la chitarra che teneva in soffitta per una strimpellata. Sinceramente non saprei cosa consigliare per “sopravvivere”, se dovessi incontrare qualcuno che sopravvive in questo ambiente a cui chiedere consigli ve li riferirò volentieri!

Hamnesia 2

RDN: Per concludere per chi volesse acquistare la vostra musica, dopo averla ascoltata dai vari canali social, dove può trovarla?

HB: Matteo: Siamo praticamente in tutti gli store digitali del mondo: iTunes, Spotify, BandCamp, Deezer… Vi suggeriamo di scaricare il disco in alta qualità da BandCamp, oppure di contattarci tramite Facebook o il sito www.hamnesia.net per una copia fisica. 

Lorenzo: Esatto. Oltre a tutto questo, per chi volesse vedere anche come siamo fatti dal vivo abbiamo sul nostro canale YouTube HamnesiaOfficial tanti contenuti come video di altri singoli del disco o inerenti al nostro progetto PFM/De Andrè.

RDN: Grazie ragazzi, per la vostra disponibilità e vi aspettiamo quando avrete nuove cose da proporci.

HB: Grazie a te per la chiacchierata e sicuramente torneremo a trovarti appena ci sarà occasione!

Bene come avete potuto notare la vera forza per chi va musica è credere nelle proprie idee senza mai smettere di studiare ed imparare perché non bisogna porsi dei limiti e non bisogna mai sentirsi arrivati anche se si ottengono degli ottimi risultati e obiettivi importanti. 

Non mi resta che invitarvi ad andare a visitare i suoi canali social ovvero:

Per concludere, cogliete al volo l’occasione di ascoltare qualcosa di diverso da quello che conoscete o amate, perché non si sa mai che l’ignoto posso diventare qualcosa di unico ed importante nella propria vita e ricordate senza musica non è vita!

Con questo vi saluto e alla prossima!

Grazie da Almax Magazine per la cortesia e disponibilità. Con affetto e stima!