Progetto Almax

15112015

2014 Marzo - Band - CHAT NOIR

Ciao Chat Noir, vi ringraziamo per la partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Percorso Artistico? Esistiamo da 12 anni. Nati come un trio di jazz acustico, con una struttura più o meno “classica” – piano, contrabbasso, batteria, si sono evoluti nel corso di questi ultimi anni approdando ad un disco come Elec3cities: una sorta di Esbjorn Svensson che incontra e si fonde allo stile di Nitin Sawhney e DJShadow. Michele Cavallari – oltre che musicista tiene anche corsi di neuromusicologia e musicoterapia -, con gli arrangiamenti e l’effettistica, dà ad Ele3cities un tocco “puntiforme”: la musica viene percorsa da suggestioni cinematiche (spesso dark, quasi da film dell’orrore), etno ed elettroniche stilose. Quali sono i vostri principali riferimenti musicali?  In realtà sono molti: proveniamo tutti da un educazione musicale piuttosto pop rock: dai Pink Floyd ai King Crimson, dai Doors ai Led Zeppelin. Ci siamo poi tutti e tre ritrovati ad attraversare l’onda grunge e derivati nella nostra adolescenza. Poi, con lo studio dei rispettivi strumenti, si è aperta pian piano la strada del jazz e dei suoi grandi esponenti fino ad arrivare a quelle sonorità tipiche dell’ECM e del nord Europa che tanto ci hanno ispirato. Abbiamo ascoltato tanti dischi di artisti norvegesi e non solo: dagli E.S.T. a Nils Petter Molvaer, dai Sigur Ros a Lars Danielsson; ma anche Ralph Towner, Terje Rypdal, Jaga Jazzist: insomma tanta scandinavia sicuramente. Credo che in “Elec3cities” si senta più che in ogni altro nostro disco questo legame tra la nostra vena più rock sperimentale e quella più elettronica minimale. Come nascono le vostre sonorità? Partendo dalla fine della precedente risposta che ben si accosta a questa domanda: nascono da una forte connessione tra il nostro vissuto come grandi ascoltatori di musica di ogni tipo e la voglia di filtrare quello che abbiamo immagazzinato dal nostro ascolto e che sentiamo di completare con nuove idee, cercando di dare il nostro contributo. In generale le sonorità dei nostri brani nascono da un idea di partenza buttata giù con uno strumento, dopodichè lo sviluppo è sempre un incognita piacevole. Penso che sia fondamentale la grande connessione di idee che abbiamo sviluppato nel corso degli anni di esperienza insieme come gruppo. Questo vissuto comune e' stato fondamentale specialmente in occasione di questa nuova avventura in cui eravamo costretti a lavorare a distanza. Elec3cities e' stato sviluppato attraverso uno cambio di files tra Boston, Berlino e Roma. Grazie alla nostra esperienza decennale come gruppo, ognuno di noi percepisce a livello molto profondo quello che vorrebbe dire l’altro e raramente capita che il risultato intermedio o finale sia distante da quello che si voleva dire all’inizio del brano. E’ più importante un buon cd o tanta esibizione live? Sono importanti entrambi. A volte il cd è il risultato dell’esperienza live e di quello che si è  maturato o del quale ci si è annoiati; a volte è una virata completa, a volte si prosegue un discorso già cominciato. In altre occasioni il live prende spunto dal disco, ma va oltre; anche perchè, per quanto i nostri dischi hanno delle strutture piu inerenti alla musica moderna, quando ci esibiamo live entra in gioco tutta la parte improvvisativa più tipica del jazz e quindi è fondamentale potersi esprimere dal vivo per rivisitare i brani e dargli nuova vitalità ed energia; cosa che alla fine di un album un pò si perde, soprattutto quando si è perfezionisti e si tende a riascoltare il lavoro una quantità infinita di volte. Il live ci aiuta a rinfrescare i brani registrati e riviverli diversamente. Di sicuro il live porta anche delle frustrazioni a volte: per esempio quando sul palco non si ha una percezione soddisfacente del proprio suono e allora si pensa che è meglio registrare e avere la possibilità di sentire tutto bene,  di sovraincidere. Insomma ci sono gruppi storici che hanno smesso di fare concerti a causa di questo. Che opinione avete a riguardo del panorama artistico musicale in italia? Avete l’impressione che proposte artistiche “di nicchia” riescano nonostante tutto ad arrivare a farsi conoscere al loro pubblico oppure non ci sono gli spazi consoni? E’ un ottima domanda, ma anche difficile: l’impressione generale è che negli ultimi anni ci sia una discesa negativa che, coinvolgendo un pò tutti i rami della società italiana, ovviamente non può non riguardare anche la musica. Ma c’è stato un periodo anche molto diverso e non tanti anni fa: l’Italia ha sempre organizzato tanti festival, forse fra i più numerosi in Europa. Noi come Chat Noir abbiamo avuto il privilegio di suonare in molti posti e di conoscere gente che davvero ci credeva e rischiava tanto. Poi negli ultimi 5 anni si è tutto un pò incrinato: quando i fondi sono pochi non ci si può neanche permettere di rischiare e quindi ecco che sui palchi di mezzo paese i nomi sono sempre un pò gli stessi e il mainstream dilaga.  Quelli che provano a rompere gli schemi non hanno facilità ad esibirsi dal vivo perchè magari dal punto di vista di un promoter non portano gente a vedere lo spettacolo. Però in questo modo chiaramente non si rischia mai e i più innovativi e di “nicchia” rimangono in disparte. Bisognerebbe prendere ispirazione dalla Norvegia che ha fatto della propria musica di “nicchia” una sorta di marchio da esportazione e funziona non c’è che dire. Ma noi esportiamo altre cose, forse è per questo che non si rischia molto; non  è polemica, è la realtà. Sogni nel cassetto, progetti futuri ed aspettative? Il nostro desiderio più grande è di portare avanti il nostro discorso musicale e nell’immediato di poter promuovere adeguatamente il nostro ultimo lavoro. Dopo dieci anni di impegno in Italia siamo felici di poterci affacciare sul mercato europeo ed estero in generale; è un salto al quale teniamo molto. Speriamo inoltre di poter continuare a lavorare in futuro con la Rarenoise Records con la quale stiamo facendo un’esperienza professionale molto bella. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di: Alessia Marani - Almax

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