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15112015

Musica “PLACEBO” - “LOUD LIKE LOVE” MA NON TROPPO

Almax Magazine

Vi ricordate quell'esserino alto un metro e sessanta-lui dice settanta, ma non ci crede nessuno- dal sesso ambiguo, la palpebra calante e la voce acidognola, che con una bella gonnellina e tanto eyeliner schitarrava pezzi quasi punk insieme ad un palo della luce svedese gay ed ad un energico batterista che sembrava un energumeno? ecco, dimenticateveli, quelli di ora, non sono più i vecchi Placebo; nonostante Molko abbia resuscitato il caschetto puro '90 che condivideva con Brett Anderson dei Suede, il batterista adesso è un californiano-un aggettivo che dice tutto- mentre Olsdal, il palo, forse ha passato troppo tempo ad Ibiza- vedi Hotel Persona-Ma non vi preoccupate, non tutto è perduto, non abbastanza almeno.. Loud Like Love esce dopo 18 anni dal debutto dei Nostri, è un album maturo, profondamente diverso anche dal più recente MEDS, che ha segnato il punto più oscuro e tenebroso della loro carriera, e molto più vicino a Battle For The Sun, l'album della rinascita, o del cambiamento, molto più solare, e che ha segnato il definitivo abbandono dei placebo ai distorsori potenti-la più energica ed equilibrata? Scared Of Girls- Sui lentoni non c'è che dire, sono il cavallo di battaglia del gruppo di Molko, ma si tengono ben lontani dalle pedaline e dalle chitarre pesanti, gran peccato, e l'elettronica è pochetta, un pò meno protagonista, come era stato in lavori quasi "sperimentali" come Sleeping With Ghost.Inseriamo l'album, ascoltato per intero già tre volte, lo stesso numero in cui li ho visti live, numero che, con questo lavoro, rimarrà invariato, Hewitt l'ho già visto, e senza lui non sono i Placebo che adoro, con una batteria semplice ma potentissima-The Bitter End..una cannonata per quanto riguarda la batteria- al posto della piena ma vaqua di Forrest. Loud Like Love:7 Inizio carino, abbastanza potente, ma che sembra ancora inespresso a pieno, rivoglio la chitarra pesante di nancyboy; l'elettronica è ben inserita, è un pezzo equilibrato, aggettivo che segna tutto l'album, cioè senza ristagni ma neanche senza troppo movimento, per farla semplice, nè troppo smorti nè troppo pestanti. Il secondo interlude mi piace, ci sta, mi ricorda You Don't Care About Us come livello di potenza; e come già detto, l'elettronica è ben inserita soprattutto nel Chorus. Gli echi non sono male, ma è un pò una mezza caduta di stile, si potevano evitare. Scene Of The Crime:10 La migliore per la gente che ama la musica graffiante, la voce di Molko crea una linea che prende subito, l'elettronica è un capolavoro degno delle migliori avanguardie, non c'è aggressività strumentale, ma Molko ti prende per mano e ti porta su delle montagne russe piene di ritmo deciso e "cazzuto", da ascoltare migliaia di volte, pestando per bene i piedi tenendo il ritmo. Too Many Friends:7 Premettendo che apprezzo tantissimo che nel video si siano mantenuti i codici colore freddi dei placebo che li seguono da 36 Degrees, Special Needs, Slave To The Wage etc, il pezzo inizia decisamente ovattato, poi si riprende, diventa aggressivo quanto basta e quanto ci aspettiamo dall'album che segue Battle For The Sun, si può dire che qui c'è un evento contrario a Scene Of The Crime: la musica è bella, ma è Molko che non riesce a conquistarci, forse perché la linea vocale è un pò...semplice? Hold On To Me:8 Ammetto che questa canzone mi è rimasta in testa un bel pò, Molko è riuscito a ri-prendere la mia mano, in una canzone che non ha pretese, è semplice e ne è orgogliosa della cosa, un bel mezzo-lento stile fine anni novanta, e il battito delle mani può piacere anche a chi detesta il gospel. Bella chitarra, bella elettronica, bella batteria. Da ascoltare se volete ritrovare quei Placebo un pò dolci e malinconici che ti tenevano compagnia quando il tuo ragazzo ti scaricava. Rob The Bank:9 Rialziamoci a pestare un pò i piadi, Rob The Bank inizia come un cazzotto in pancia, il basso ti fa sentir le vibrazioni nello stomaco, la batteria è stata equalizzata in maniera bella pestante, alla Nirvana, con il rullante che ti apre in due i timpani, poi arriva il crescendo, fantastico, casinaro quanto basta, poi un sacco di chitarre, si, sono questi i Placebo che mi piacciono, peccato che ci siano meno Power Chord di quanti ce ne sarebbero stati, anche l'interlude mi piace, l'elettronica è ben equilibrata e in linea con l'aggressività generale. A Million Little Pieces:7 Ok, adesso mettetevi a letto con una coperta e un tè caldo e pensate alla vostra vita sentimentale che fa acqua, si ritorna al discorso di Hold On To Me, ma avverto una cerca oscurità in più, un pizzico di aggressività che evita di far cadere la canzone nel dimenticatoio, o di farla confondere con la già citata Hold On To Me quando ne parlerete con gli amici. Finale alla Battle For The Sun, forse l'unica pecca, se proprio vogliamo trovargliene una. Complimenti a chi era al mixaggio, ogni strumento ha il suo spazio. Exit Wounds:5 Qui farò il lavoro contrario, cercherò di trovare qualcosa di positivo: Molko,come precedentemente detto, sa prenderti bene con la sua linea vocale, per il resto, mi sembra un goffo mostro di Frankenstein; un'elettronica ad hoc per accontentare gli smanettoni del synth pesante incollata con sprazzi di un Chorus vagamente pesante che sembra scritto per sbaglio e a metà o trovato tra una strofa e l'altra di Bright Lights. Purify:8 Avete presente quei giocattolini a molla che camminavano? l'intro mi ricorda quel qualcosa di meccanico, ma è un bel giocattolino, un gran bel giocattolino: bel giro vorticoso che mi ricorda Post Blue , bel basso cavernoso come solo Olsdal sa fare, bel lavoro; si aggiunge a Scene e Rob tra i pezzi energici dell'album, e mi piace, mi piace tantissimo. Avrei tolto l'eco all'interlude e la seconda voce, ma è ok, il mio collo ondeggia al ritmo, perciò gliela perdono al signor Molko. Begin The End:8 è un album che non ha chiaroscuri, o è energico o è da lentoni, la penultima canzone è un intimo abbraccio da parte dell'uomo in minigonna, e dal suo piano, bel lavoro della batteria, mi sembra di essere ad un ballo scolastico quando la folla si apre e vedi la coppia migliore, sono Molko e il giro di piano, che danzano, intimamente e da soli; un gran bel pezzo tra i lentoni dei Placebo, da ascoltare durante le giornate di pioggia. Vi ricordate quell'esserino alto un metro e sessanta-lui dice settanta, ma non ci crede nessuno- dal sesso ambiguo, la palpebra calante e la voce acidognola, che con una bella gonnellina e tanto eyeliner schitarrava pezzi quasi punk insieme ad un palo della luce svedese gay ed ad un energico batterista che sembrava un energumeno? ecco, dimenticateveli, quelli di ora, non sono più i vecchi Placebo; nonostante Molko abbia resuscitato il caschetto puro '90 che condivideva con Brett Anderson dei Suede, il batterista adesso è un californiano-un aggettivo che dice tutto- mentre Olsdal, il palo, forse ha passato troppo tempo ad Ibiza- vedi Hotel Persona-Ma non vi preoccupate, non tutto è perduto, non abbastanza almeno.. Loud Like Love esce dopo 18 anni dal debutto dei Nostri, è un album maturo, profondamente diverso anche dal più recente MEDS, che ha segnato il punto più oscuro e tenebroso della loro carriera, e molto più vicino a Battle For The Sun, l'album della rinascita, o del cambiamento, molto più solare, e che ha segnato il definitivo abbandono dei placebo ai distorsori potenti-la più energica ed equilibrata? Scared Of Girls- Sui lentoni non c'è che dire, sono il cavallo di battaglia del gruppo di Molko, ma si tengono ben lontani dalle pedaline e dalle chitarre pesanti, gran peccato, e l'elettronica è pochetta, un pò meno protagonista, come era stato in lavori quasi "sperimentali" come Sleeping With Ghost.Inseriamo l'album, ascoltato per intero già tre volte, lo stesso numero in cui li ho visti live, numero che, con questo lavoro, rimarrà invariato, Hewitt l'ho già visto, e senza lui non sono i Placebo che adoro, con una batteria semplice ma potentissima-The Bitter End..una cannonata per quanto riguarda la batteria- al posto della piena ma vaqua di Forrest. Loud Like Love:7 Inizio carino, abbastanza potente, ma che sembra ancora inespresso a pieno, rivoglio la chitarra pesante di nancyboy; l'elettronica è ben inserita, è un pezzo equilibrato, aggettivo che segna tutto l'album, cioè senza ristagni ma neanche senza troppo movimento, per farla semplice, nè troppo smorti nè troppo pestanti. Il secondo interlude mi piace, ci sta, mi ricorda You Don't Care About Us come livello di potenza; e come già detto, l'elettronica è ben inserita soprattutto nel Chorus. Gli echi non sono male, ma è un pò una mezza caduta di stile, si potevano evitare. Scene Of The Crime:10 La migliore per la gente che ama la musica graffiante, la voce di Molko crea una linea che prende subito, l'elettronica è un capolavoro degno delle migliori avanguardie, non c'è aggressività strumentale, ma Molko ti prende per mano e ti porta su delle montagne russe piene di ritmo deciso e "cazzuto", da ascoltare migliaia di volte, pestando per bene i piedi tenendo il ritmo. Too Many Friends:7 Premettendo che apprezzo tantissimo che nel video si siano mantenuti i codici colore freddi dei placebo che li seguono da 36 Degrees, Special Needs, Slave To The Wage etc, il pezzo inizia decisamente ovattato, poi si riprende, diventa aggressivo quanto basta e quanto ci aspettiamo dall'album che segue Battle For The Sun, si può dire che qui c'è un evento contrario a Scene Of The Crime: la musica è bella, ma è Molko che non riesce a conquistarci, forse perché la linea vocale è un pò...semplice?Hold On To Me:8 Ammetto che questa canzone mi è rimasta in testa un bel pò, Molko è riuscito a ri-prendere la mia mano, in una canzone che non ha pretese, è semplice e ne è orgogliosa della cosa, un bel mezzo-lento stile fine anni novanta, e il battito delle mani può piacere anche a chi detesta il gospel. Bella chitarra, bella elettronica, bella batteria. Da ascoltare se volete ritrovare quei Placebo un pò dolci e malinconici che ti tenevano compagnia quando il tuo ragazzo ti scaricava. Rob The Bank:9 Rialziamoci a pestare un pò i piadi, Rob The Bank inizia come un cazzotto in pancia, il basso ti fa sentir le vibrazioni nello stomaco, la batteria è stata equalizzata in maniera bella pestante, alla Nirvana, con il rullante che ti apre in due i timpani, poi arriva il crescendo, fantastico, casinaro quanto basta, poi un sacco di chitarre, si, sono questi i Placebo che mi piacciono, peccato che ci siano meno Power Chord di quanti ce ne sarebbero stati, anche l'interlude mi piace, l'elettronica è ben equilibrata e in linea con l'aggressività generale. A Million Little Pieces:7 Ok, adesso mettetevi a letto con una coperta e un tè caldo e pensate alla vostra vita sentimentale che fa acqua, si ritorna al discorso di Hold On To Me, ma avverto una cerca oscurità in più, un pizzico di aggressività che evita di far cadere la canzone nel dimenticatoio, o di farla confondere con la già citata Hold On To Me quando ne parlerete con gli amici. Finale alla Battle For The Sun, forse l'unica pecca, se proprio vogliamo trovargliene una. Complimenti a chi era al mixaggio, ogni strumento ha il suo spazio. Exit Wounds:5 Qui farò il lavoro contrario, cercherò di trovare qualcosa di positivo: Molko,come precedentemente detto, sa prenderti bene con la sua linea vocale, per il resto, mi sembra un goffo mostro di Frankenstein; un'elettronica ad hoc per accontentare gli smanettoni del synth pesante incollata con sprazzi di un Chorus vagamente pesante che sembra scritto per sbaglio e a metà o trovato tra una strofa e l'altra di Bright Lights. Purify:8 Avete presente quei giocattolini a molla che camminavano? l'intro mi ricorda quel qualcosa di meccanico, ma è un bel giocattolino, un gran bel giocattolino: bel giro vorticoso che mi ricorda Post Blue , bel basso cavernoso come solo Olsdal sa fare, bel lavoro; si aggiunge a Scene e Rob tra i pezzi energici dell'album, e mi piace, mi piace tantissimo. Avrei tolto l'eco all'interlude e la seconda voce, ma è ok, il mio collo ondeggia al ritmo, perciò gliela perdono al signor Molko. Begin The End:8 è un album che non ha chiaroscuri, o è energico o è da lentoni, la penultima canzone è un intimo abbraccio da parte dell'uomo in minigonna, e dal suo piano, bel lavoro della batteria, mi sembra di essere ad un ballo scolastico quando la folla si apre e vedi la coppia migliore, sono Molko e il giro di piano, che danzano, intimamente e da soli; un gran bel pezzo tra i lentoni dei Placebo, da ascoltare durante le giornate di pioggia. Apprezzabili quelle pennate di chitarra verso la fine, che ci fanno ricordare che i Placebo sanno suonare anche quelle oltre i sintetizzatori. Bosco:6 Ok, sono sentimentali e ci piacciono nei lenti, ma nel primo minuto di questa canzone stavo pensando che tè farmi dopo; fa ricordare di sè dopo il primo minuto, quando sembra un pò meno una canzone da pubblicità emozionale, ma non ci siamo, non esce proprio dal ruolo di "tutta emozione", si fa apprezzare solo sotto questo punto di vista, quello delicato,malinconico e dolce che quando avevamo 14 anni ci ha fatto innamorare di questo gruppo, però, davvero, troppi archi e troppo piano, e niente di intrigante, la linea vocale prende pochissimo, il che è inusuale per Molko; da ascoltare solo se siete malinconici, in quel momento l'apprezzerete perchè vi cullerà dolcemente; altrimenti, in altri contesti, il vostro pensiero sarà solo "che palle". 7.5 Il voto finale, i Placebo hanno studiato quel tanto che basta per passare, in definitiva, un album senza chiaroscuri: o lentoni o pezzi energici ma un pochino troppo eccessivamente diluiti, come se i Nostri avessero sintetizzato 18 anni di produzione in due categorie, e un album senza pietre miliari della musica, ma nemmeno pezzi di cui vergognarsi quando passeranno alla storia del rock; un album che è tutto nella media, nessun pezzo storico alla The Bitter End o Pure Morning, un cd in più da mettere tra gli altri della discografia dei Placebo,e tirarlo fuori quando vogliamo variare da album che ascolteremo sempre come Without You I'M Nothing o Meds; volete essere contenti? - non che ci sia da essere tristi, ripeto, non è un naufragio!- eliminate dalla vostra mente ciò che hanno fatto prima di Battle For The Sun, come se fosse un altro gruppo, perchè a quanto pare l'ottica è cambiata; i Placebo sono Loud ancora, ma non troppo; il primo album, "Placebo", con le chitarre distorte, è ben lontano nel tempo, nello spazio e nello stile, e -purtroppo, forse- non tornerà più. Recensione a cura di Brian Nowak

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