Progetto Almax

15112015

2015 Maggio - musicista - CRISTIANO PARATO

ALMAX MAGAZINE

CRISTIAN PARATO

PROPOSTE VIDEORADIO

Cristiano Parato, bassista compositore, grazie alle varie collaborazioni con musicisti di fama internazionale, oggi è considerato un bassista di riferimento. Ha iniziato a suonare il basso elettrico a quattordici anni, affrontando da subito studi di tecnica e di armonia, seguito dal suo insegnante storico, Marco Gallesi, ex Arti e mestieri. Innamorato della tecnica e musicalità di Jaco Pastorius, del sound dei Police e di tanti altri artisti come Stanley Clarke e Billy Cobham, è riuscito negli anni a creare un proprio stile e un modo molto originale di comporre ed arrangiare. Dopo un’esperienza come cantautore, nel 2006, è tornato prepotentemente allo studio del suo strumento seguendo master e clinic in giro per l’europa. Sono sei i suoi lavori discografici, ma i principali sono quelli editi da Videoradio, che Cristiano ha prodotto tra il 2009 e il 2015. “Ostinato Bass” vede la partecipazione del batterista italiano Lele Melotti e il grande chitarrista Scott Henderson. Segue “Riding  Giants”, in cui Cristiano duetta con due mostri sacri, Dave  Weckl e Mike Stern. Nel suo ultimo lavoro, “Still”, il nostro bassista raggiunge livelli elevati con grandi composizione ed esecuzioni magistrali, ma anche grazie ai sei ospiti di caratura internazionale quali Dennis Chambers, Ricky Portera, Luca Scarpa e i grandi amici, Melotti, Stern e Weckl. Per promuovere “Still”, Cristiano ha prodotto e diretto il video musicale del brano “The Sniper”, registrato nel novembre 2014 a New York. In questi anni si nota una grande crescita artistica grazie a importanti esperienze in studio ma anche grazie alle altrettanto importanti esperienze live, tra cui i concerti con Scott Henderson e Dominic Miller, mitico chitarrista di Sting. Grazie alle indubbie capacità tecniche all’ esperienza didattica e di studio recording, viene sovente invitato a partecipare come docente ad eventi e seminari. Cristiano è autore e arrangiatore di tutte le composizioni contenute nei sei lavori discografici, e dai collaboratori più stretti, è apprezzato per  la sua originalità.

Ciao Cristiano Parato, ringraziamo per la partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati.

Ciao Cristiano, Still è il terzo album che hai prodotto in cinque anni, ormai ci hai preso gusto. Raccontaci come è nato questo nuovo album.

Inizialmente “Still” doveva essere un album in cui volevo risuonare brani già proposti nei lavori precedenti ospitando tutti i musicisti con cui avevo già collaborato, una sorta di compilation con qualche inedito, da qui il significato del titolo. Poi quando ho iniziato a lavorarci, ho composto nuovo materiale, infatti alla fine ci sono dieci brani nuovi e solamente uno, dal titolo “Danì”, che avevo già presentato in passato.

Quando inizi un nuovo progetto, quali sono le difficoltà che incontri?

Quando inizi a lavorare ad un nuovo cd, la difficoltà principale è quella di elaborare tutto il materiale che hai a disposizione. Bisogna scegliere i brani che per caratteristiche e stile, possano convivere tra di loro, devono dare un senso di continuità all’interno di una scaletta. Devi decidere che taglio dare agli arrangiamenti e soprattutto devi trovare quel tocco di originalità che differenzi il nuovo lavoro da quelli precedenti pur mantenendo lo stesso stile e il sound che ti rendono riconoscibile.

Come scegli i musicisti che suonano nei tuoi dischi?

Intanto sono dieci anni che collaboro con Diego Mascherpa, sassofonista compositore e arrangiatore che ha messo lo zampino in tutti i miei più importanti lavori e con cui ho composto due brani del cd, “Meteorix” e “Simply”, e poi utilizzo principalmente due criteri per scegliere gli altri musicisti. Posso partire dai brani già composti e quindi pensare ai musicisti più adatti per suonarli, come è avvenuto per “Golden Shoes”, dove Dave Weckl mi sembrava il batterista giusto, infatti lui accettò perché quel brano lo calzava a pennello. In altri casi, quando ho già un musicista all’interno del progetto, provo a scrivere un brano che ne esalti le caratteristiche, come è avvenuto per “Still” che ho scritto per Mike Stern. Con Ricky Portera il discorso è stato differente. Quando ho saputo che avrebbe accettato di suonare con me, ho arrangiato due brani in modo differente aggiungendo anche parti più rock, adatte al suo stile, anche se Ricky ha dimostrato di essere un chitarrista molto versatile.

Quale consiglio daresti ad un bassista emergente che voglia intraprendere la professione. 

In questo periodo storico è difficile dare consigli in generale, tanto più nella musica. La nostra amata arte sta vivendo uno dei momenti più complicati, perché la crisi e i nuovi metodi di divulgazione della musica stanno uccidendo il mercato. E’ ovvio però che la musica non può morire, perché in ogni istante nasce un bambino che potrebbe avere il dono e l’amore per le sette note. Perché imparare a suonare uno strumento è una cosa meravigliosa, perché la musica ti aiuta a vivere. Quindi io consiglio prima di tutto di iniziare subito a studiare bene fin da bambino, di vivere la musica come un gioco, come un modo per esprimersi, e poi quando il cammino si farà importante, bisogna avere le capacità per fare le scelte giuste e ovviamente sperare di avere anche un po’ di fortuna, quella a volte è fondamentale. Ma il segreto è quello di non mollare mai, se un artista si merita un occasione, questa arriverà. Ricordiamoci anche, che l’insegnante ha un ruolo fondamentale nella formazione di un giovane musicista.

A tal proposito, tu ti dedichi alla didattica?

Si, e mi piace tanto insegnare, a qualsiasi livello. Credo che per un musicista sia fondamentale insegnare, sia perché mantieni un allenamento tecnico e teorico costante, e poi perché gli allievi, essendo generalmente più giovani di te, sono più informati sulle mode, sulle novità e quindi ti tengono aggiornato. A volte succede anche che tra i tanti allievi esca quello veramente portato, quello con la marcia in più, allora tu ti rivedi in lui e ti viene la voglia di fare il massimo perché possa emergere, è molto stimolante. Un buon insegnante deve saper improvvisare una lezione, ma soprattutto non deve mai provare invidia per un suo allievo. Un buon musicista non dovrebbe mai provare invidia per un collega, e solo quelli veramente grandi ci riescono.

Ci parli dei tuoi esordi? 

Nella famiglia di mia madre, erano quasi tutti musicisti, quindi fin da bambino ho avuto la possibilità di suonare. Il primo strumento che mi regalarono, fu una fisarmonica, avevo otto anni. Con il basso ho iniziato a quattordici. Qui la domanda sorge spontanea, perché il basso e non la chitarra? Oggi potrei rispondere serenamente, perché il basso è lo strumento più bello che ci sia, ma la verità è differente. Per darvi una spiegazione, vi devo raccontare una storia che pochi conoscono. Nel 1984, io ero un ragazzo normalissimo con la passione per la musica, per le ragazze e per il mio vespino 50 special, rigorosamente bianco. Nel Settembre di quell’anno, una trasmissione della RAI, fece un collegamento esterno nella mia città, precisamente nel palazzetto dello sport vicino a casa mia. La presentatrice, di cui non faccio il nome, era una bella ragazza sui 25 anni, la vidi da vicino, la conobbi, e me ne innamorai. Il giorno dopo andai con mia madre a iscrivermi ad un corso di basso elettrico che poi seguii per 7 anni. Decisi di imparare il basso, perché in giro si diceva che fosse facile, allora io pensai che in pochi anni avrei imparato e sarei potuto andare a suonare nell’orchestra della RAI per stare vicino a questa presentatrice. Un pazzo scatenato, però destino vuole che i miei due cd precedenti a questo, sono editi da Videoradio e dalla RAI, quindi in qualche modo il mio sogno si è avverato.

Hai suonato nel primo cd con Scott Henderson cosa pensi di lui?

Scott è il primo grande musicista con cui ho collaborato. Lo considero uno dei più grandi chitarristi in circolazione, ha una tecnica immensa e una grande musicalità. E’ anche una grande persona e da lui ho imparato veramente tanto. Siamo diventati amici, ci sentiamo sovente. Anche lui avrebbe dovuto suonare in questo album, ma purtroppo una serie di impegni reciproci non lo hanno reso possibile, però uno dei miei brani in cui lui ha suonato, “True Boys”, grazie anche al suo apporto, è considerato da molti addetti ai lavori, un capolavoro.

Quali tecniche di studio usi per approfondire il tuo rapporto con lo strumento.

Lo studio per me è fondamentale. Ogni giorno lavoro principalmente sulla tecnica, poi può capitare che debba affrontare qualche argomento nuovo o comunque che mi va di rivedere, e quindi per alcuni giorni faccio esercizi più mirati. L’importante e suonare tutti i giorni, e poi la pratica ti rende più sicuro e preciso.

Hai un basso personalizzato ce ne parli? 

Posseggo diversi bassi, con caratteristiche diverse da poter sfruttare nei vari generi e stili musicali. Da circa tre anni collaboro con una azienda di Riccione che sta diventando veramente importante che è l’Alusonic. Sono bassi in alluminio di alto livello, molto versatili e hanno una precisione e pulizia di suono unici. Ora in studio sto usando principalmente questo strumento. Poi circa un anno fa, con i ragazzi della Liuteria 3G di Modena, ho sviluppato un idea che avevo da tempo, un travel bass. E’ nato The Sniper Bass, una basso headless, facile da trasportare, leggero e anche molto bello. La caratteristiche che lo rendono a mio avviso migliore rispetto ad altri prodotti simili, sono il bilanciamento e la versatilità.

The Sniper è anche il titolo di uno dei brani di punta del cd, di cui hai fatto anche il video, da dove è nata l’idea?

“The Sniper” è l’ultimo brano che ho scritto per l’album “Still”. Il titolo si ispira proprio al nome del basso creato con la 3G. Una notte ho sognato che io ero un cecchino, ma invece del fucile, avevo il basso. Quando incontrai i ragazzi della 3G, gli raccontai il sogno e dissi loro che sarebbe stato bello girare un video, ma che la location più adatta fosse New York. Loro hanno un amico, Luca Campanale, che vive a Brooklyn e fa riprese video, quindi sono partito e abbiamo girato The Sniper, in cui io sono un cecchino che nella frenesia della città segue l’altro Cristiano Parato, ovviamente sempre interpretato da me. Questo video è altamente professionale e riesce a trasferire sullo schermo, lo spirito di questo brano in 7/8 dove basso e batteria creano un groove molto incisivo.

Videoradio è l'unica label italiana che dedica ampio spazio alla cosiddetta" musica di nicchia". Come sei arrivato a loro?

Nel 2008, uscì il mio primo cd strumentale, completamente autoprodotto dal titolo “ ’70 Instrumental project “. Decisi di inviarlo a radio ed etichette, e nel giro di qualche settimana la Videoradio mi contattò. Dopo qualche giono io e il Signor Beppe Aleo ci siamo incontrati e ancora oggi dopo tre grandi lavori, continuiamo a collaborare. Io credo che Videoradio sia attualmente l’etichetta numero uno nella musica strumentale e non solo. Beppe è una persona capace che sa valorizzare al massimo i suoi artisti. Negli anni siamo diventati anche ottimi amici.

Suoni anche la chitarra e sei anche un cantante lo abbiamo scoperto casualmente. Cosa ci puoi dire in merito.

La chitarra è uno strumento che mi piace parecchio. In passato per due anni ho seguito un corso di chitarra classica, per il resto ho imparato per conto mio, non sono un virtuoso, ma nei miei dischi si possono trovare diverse parti suonate da me. Per la voce il discorso è diverso. Per circa quindici anni ho fatto il cantautore pubblicando due album e partecipando a diverse manifestazioni tra cui Castrocaro e Sanremo giovani. Sono andato a scuola di canto per una decina di anni, ma poi ho capito che non era la mia strada e sono tornato al mio primo amore, il basso elettrico.

Parlaci nei dettagli di tutta la tua strumentazione dal vivo. 

Sul palco io non molte pretese, sono convinto che il suono che mi contraddistingue, sia figlio delle mie mani, però ovviamente di solito si spera di avere un buon ascolto. Per quanto riguarda la mia strumentazione, io ho due set up in base alle dimensione del concerto. Cassa quattro coni e testata da 1000 watt Epifani, Distressor come compressore e una pedaliera artigianale con wha, octaver, distorsore delay e reverbero. Nel caso più easy, una coppia di casse Alusonic con cono da dodici abbinato a una testata da 500 watt. Due sistemi altamente performanti e affidabili.

Che effetto fa aver suonato nei tre cd che hai fatto, con artisti di caratura internazionale? Raccontaci qualche piccolo anettodo.

Lavorare con artisti di caratura internazionale è veramente entusiasmante, ma per niente facile. Generalmente sono molto esigenti, Weckl pretendeva durante le sue registrazioni, visto che c’erano 9 ore di fuso, che io rimassi sempre sveglio per ascoltare tutto quello che lui registrava. Mike Stern è più alla mano, ma loro sono grandi professionisti, quindi quando sono andato a New York, il giorno prima delle riprese ha voluto fare un pomeriggio di prove. Pensate che appena sono entrato a casa sua,nella camera che usava da studio, notai che le pareti erano coperte di numeri telefonici, ma non di gente comune, ma di Santana, Chick Corea, Victor Bailey e tanti altri. Vedendomi interessato mi disse che il mio era sul muro della cucina, e gli risposi che andava benissimo, l’importante e che non fosse in bagno, lui scoppiò a ridere. Lele Melotti e Luca Scarpa sono dei perfezionisti, a Luca ho visto buttare della take che io avrei tenuto senza problemi. Con Ricky c’è stata da subito un rapporto di stima e rispetto, e lui si è comportato da grande professionista. Dennis Chambers non è un personaggio molto facile, ma dopo qualche battibecco iniziale, abbiamo lavorato bene e io sono soddisfatto del suo apporto.

Abbiamo letto che hai fatto fare il mastering allo Sterling Sound di New York, sono veramente così bravi?

All’inizio io ero scettico, non ho mai dato molto peso al mastering, , ma ho voluto ugualmente provare per avere un sound diverso, e ora sono molto soddisfatto. La loro bravura è quella di dare quasi 5 db di resa in più, pur mantenendo intatte le caratteristiche del mix. Ora il suono è molto più compatto e gli arrangiamenti più definiti. Diciamo che è stato un po’ come mettere la classica ciliegina sulla torta.

Le linee di basso sembrano più articolate e i solo più complessi, sei d’accordo?

Io non mi rendo mai conto della complessità delle cose che suono. Quando scrivo una linea di basso, quella è sicuramente frutto di studi che ho svolto nei mesi precedenti, la stessa cosa vale per i soli, quindi per me è tutto normale anche se mi rendo conto di essere migliorato. La mia unica intenzione è quella di non essere mai ripetitivo, per il resto come solista sono molto istintivo. Forse sono cresciuto come compositore, cerco di articolare di più i brani, variando il tempo e in alcuni casi anche la velocità. Questo fa parte di un percorso di crescita che ti porta a produrre album riconoscibili nello stile ma differenti nel contenuto.

In questo album in alcuni brani abbiamo ascoltato il suono del basso arricchito dall’ausilio di effetti, c’è un brano in particolare di cui ci vorresti parlare?

Per quanto riguarda il suono del basso, io sono sempre stato un purista, solo un po’ di compressione e un velo di reverbero. In questo lavoro, grazie anche ai consigli di Carlo Miori, il fonico che ha seguito registrazioni e missaggio, ho deciso di usare qualche effetto che desse più profondità e colore al suono. In Dark Smoke, un brano free jazz, con il basso eseguo il tema principale che si sfoga poi nel solo. In questo caso ho utilizzato un pedale wah e un delay, ottenendo un suono piu caldo e avvolgente.

Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.

[Intervista di Alessia Marani]

SITO: http://www.cristianoparato.com

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