Progetto Almax

15112015

2014 Ottobre - Musica - DJ MARCO GRASSI

ALMAX MAGAZINE

Ciao Marco, ti ringraziamo per la partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Chi è marco grassi? Ciao, e grazie per l'opportunita'. Allora, sono un operatore del settore dance, che nel corso del tempo ha variato la propria attivita' primaria, quella di promoter, per indirizzarla sulla musica, a piu' livelli possibile. Questo e' successo in occasione di un periodo di insoddisfazione verso l'attivita' che facevo, che non mi faceva piu' relazionare con il pubblico che amavo, perche' in quegli anni c'era stato un cambio radicale all'interno della musica, cambio che, di fatto, ha aperto le porte  all'arrivo di un pubblico molto piu' giovane, privo del giusto background, creando un ambiente molto meno sociale e sicuramente piu' cupo. A un certo punto mi sono detto: “ora ci penso io...” poi altre cose sono cambiate, ma la mia idea di musica, e di musicalita', fondamentalmente rimane intatta. Quando e come nasce la tua passione? Non so esattamente quando io abbia compreso l'importanza della musica nella mia vita, so solo che dopo tanti anni di concerti seguiti ovunque, anni nei quali ho imparato a suonare il basso, una notte del 1988, in un club toscano, scopriii le cose di tendenza (come si chiamavano una volta), fu amore immediato, e non ne sono piu' uscito. L’esperienza, nel tuo ambito lavorativo, che ti ha dato di più? Sono tante le esperienze che potrei citare, dopo aver speso una vita dentro questo ambiente. Direi che comunque, l'aver allargato i propri confini professionali al di fuori della propria citta', della propria regione, e aver avuto la fortuna di lavorare in tutta Italia, e in un bel po' di Europa, mi ha arricchito molto dal punto di vista delle esperienze personali, mi ha fatto diventare un cittadino del mondo. Cosa ami del tuo lavoro? Amo piu' di tutto la socialita', io mi nutro di umanita', adoro stare in mezzo alle persone, parlare con loro, provare a farle ballare, condividere momenti insieme, accrescendo le amicizie che si sviluppano, e che possono partire anche solo facendosi piacere un disco. Tutto questo, nonostante le opinioni dei detrattori dell'ambiente, rimarra' per sempre, e verra' trasmesso non da artisti a clienti, ma da amici a amici. Cosa invece non ti piace o cambieresti? Sarebbe bello poter dire che tutto piace e nulla sarebbe da cambiare. Tuttavia ci sono aspetti che si potrebbero variare, ma che ormai credo siano radicati nelle menti di chi gestisce il sistema. Le raccomandazioni, la auto-referenzialita', un eccesso di esterofilia, sono i mali piu' evidenti, ma francamente questi rispecchiano la societa' italiana attuale, aspetti oggettivamente lontani da un'idea di rivoluzione ideologica. Ovviamente, dove esistono difetti, esistono persone che soffrono questo stato di cose. Diciamo che qualche volta il concetto di meritocrazia sfuma un po'. È difficile gestirsi la vita con un lavoro da DJ? settore ad ogni livello. In passato queste ultime fasi erano piu' lente, piu' complicate, oggi internet e i social fanno in modo che il mondo si parli in contemporanea, ed essere presenti e' fondamentale per il proprio lavoro. Come componi? Pensi ad una storia e la racconti? E' importante avere una base di partenza per cominciare un lavoro, in questo caso una ispirazione primaria, che io traggo da ogni cosa che mi circonda, a volte da persone che frequento o ricordo. Insieme al soggetto credo sia necessario descriverne alcune azioni, caratteristiche, elementi di riconoscimento. Il tutto crea una breve storia che e' il centro del disco. Se un ragazzo volesse fare il dj, cosa consiglieresti? Consiglierei per primo di farsi una cultura musicale ampia il piu' possibile, e non solo di settore, ma su tutta la musica del mondo. Consiglierei di testare piu' volte le proprie capacita' su una consolle che comprenda tutti i supporti, dal vinile al cd al mac, e solo dopo che le presunte capacita' sono risultate reali, solo dopo aver capito che si ha orecchio, che si percepisce il tempo di una traccia, che l'insieme di conoscenza e tecnica danno vita a un set mai banale, a una onda che avvolge chi ascolta, e lo obbliga a ballare, allora ci si puo' presentare davanti alle persone. Il pubbligo paga, fa sacrifici per accedere ai clubs, fa centinaia di km di strada, e merita l'assoluto rispetto. Se e' chiaro che nonostante gli sforzi questo non e' il proprio lavoro, insistere e' irrispettoso per tutti, per primo per se stessi. Come si diventa dj? Oggi si diventa dj quando le caratteristiche che ho elencato prima e una quantita' di logico e indispensabile carisma personale trasformano un individuo in un leader dentro una sala con 10 o 10000 persone, quello che con le proprie mani e le proprie idee fa muovere tutti, fa divertire. Personalmente apprezzo piu' un errore tecnico durante una esibizione live, che umanizza il tutto, piuttosto che un prodotto preconfezionato, fatto apposta per colpire quelle 2 o 3 corde dell'immaginario giovanile. Ecco, di questi presunti artisti senza anima propria ci sono svariati esempi, purtroppo. Che musica ascolti? Da ragazzo ero bassista, ascoltavo molto rock, molto heavy metal, ma in generale ho sempre ascoltato tutto cio' che mi fa sobbalzare il cuore, senza preclusioni. Oggi, oltre agli ascolti legati a una professione, purtroppo ha quasi del tutto escluso il pop italiano, che non trovo quasi mai all'altezza della mia attenzione. Adoro Coldplay, U2, Placebo, non dimentico mai Doors, Pink Floyd, Iron Maiden. La tua filosofia di vita? “Rispetto per tutti, paura di nessuno.” E' più importante una buona sessione di studio di registrazione o tanta esibizione live? Sono entrambe facce importanti del lavoro, e devono integrarsi. Sicuramente la bonta' del lavoro in studio e' impossibile da verificare se non davanti a un pubblico, direi che l'esibizione dal vivo oggi vale un 60-40% sulla attivita' in studio. Che valenza ha l’aspetto estetico nel tuo mestiere?Oggi un dj non e' piu' dietro a una vetrata scura da cui esce la musica ma non si vede chi la mette. Ci sono i social e le foto, le copertine di dischi, di riviste, gli sponsor, c'e' una socialita' spinta al massimo, e una brutta immagine di partenza purtroppo contribuisce a spostare gli equilibri, anche se cosi' non dovrebbe essere. Oggi il dj e' un artista che deve essere il piu' completo possibile, e la cura dell'immagine e' all'ordine del giorno. Non dimentichiamo mai che a certi livelli si e' una guida per chi ti segue, sia musicalmente che visivamente. Che tipologie di persone vedi attorno a te durante le serate?Mediamente vedo gente che vuole divertirsi in grande armonia, amiche, amici, molti sorrisi. Ho la fortuna di poter dire che i rischi derivanti da eccessi tipici di una fascia troppo giovanile li ho progressivamente eliminati, e che ora ne veda pochi o tanti davanti a me, posso spendere parole importanti sul calore e l'entusiasmo che creano. Rapporto con i fans? Fans e' una parola con la quale non mi rapporto bene, forse ne avro' pure, ma io provo sempre a vedere un rapporto di amicizia, le persone che sono con me, che mi seguono, che mi incoraggiano e mi ispirano, io voglio conoscerle tutte, o almeno il piu' possibile. Capita che faccio musica in un club, chi ha la pazienza di sopportare non puo' che essere un amico, e con lui/lei voglio avere il migliore dei rapporti che tempi, modi e distanze consentono. Quale domanda vorresti ti fosse fatta durante un'intervista? fattela e rispondi:“Marco, quale e' la tua fonte di ispirazione piu' grande alla quale fai riferimento in questo lavoro?” Penso sempre a mio papa', scomparso nel 2006, cio' che faccio deve passare la sua approvazione, e glielo chiedo sempre, e' a lui che faccio riferimento piu' di tutto e di tutti, e se sapessi che non e' d'accordo, se non sentissi la forza che mi trasmette, tutto sarebbe inutile e piatto. Hai soci? In che modo ti aiutano? I miei soci, Max Beat (Roma), Enrico Rossi (Livorno) e il sopracitato Gianrico, pisano, compongono con me il progetto Brother's, un collettivo musicale a ampio respiro, con un range musicale immenso da poter proporre, e una capacita' produttiva di spessore. Ci aiutiamo a vicenda, ci supportiamo e spingiamo i nostri progetti in singolo riferendoci sempre al collettivo. Piu' che soci, fratelli veri. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità.  Con affetto e Stima. [Intervista di: Irene Ceneri]

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