Progetto Almax

15112015

2014 Ottobre - "BIG" Musica - LUCA BONAFFINI

ALMAX MAGAZINE

Ciao Luca, ti ringraziamo per la partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati.  Come è  nata la collaborazione con Pierangelo Bertoli? Nel 1983 giravo alla ricerca di un contratto discografico, come tanti esordienti cantautori. Le porte erano sbarrate e le finestre murate. Nessuno spazio, per molti di noi. Un amico di Bologna fece sentire canzoni mie a Bertoli, al quale telefonai qualche giorno dopo. Mi diede udienza subito, miracolosamente. E da lì, per lunghi anni, prima come fan, poi come allievo e infine come refernte di fiducia ci fu un percorso indimenticabile fatto insieme. Cosa ti ha colpito di lui di primo acchito come uomo e come artista? La sua schiettezza e la sua precisione nella capacità di esserci in entrambe le cose. Umanamente e artisticamente, intendo. Cosa ti ha lasciato, quale eredità? L’umiltà come strumento fondamentale per combattere il mostro della presunzione e dell’ignoranza. Perchè hai deciso di dedicare a Pieangelo Bertoli due anni di tributi, conferenze, spettacoli e reading? Un rigurgito di piacere, lo definii tempo fa. Oggi, a mente lucida e meno entusiasta, posso affermare che c’è dentro anche un po’ di dolore. Soprattutto nell’elaborazione consapevole del tempo che passa e, se non si è previdenti, travolge tutto quanto. Puoi raccontarci un pregio ed un difetto di Pierangelo Bertoli? Pregi molti e difetti altrettanti. Ma una grande qualità, sopra tutte: la presenza a sé e agli altri, come dono di un adulto verso i bambini. Un padre sociale, con vivo senso etico. Quando hai realizzato che il periodo lavorativo che hai vissuto con Pierangelo è stata una cosa eccezionale? Già allora. Dal primo giorno che sono uscito con un complimento da casa sua, fino alla settimana scorsa,quandosono stato al Premio Bertoli. Nel 2013 è uscito un suo libro "La notte in cui spuntò la luna dal monte" ... cosa racconta?  Cosa rappresenta la luna in questo caso? La luna è la speranza, la modesta ma indistruttibile forza che si contrappone al potere della notte, il buio di chi si rassegna e non sa reagire. Il libro racconta della notte in cui venne scritta la canzone che lo portò al massimo della celebrità . il 6 gennaio 1991, per l’esattezza. Io, posso dire, ero lì. E ho visto Pierangelo trasformare una bella canzone in sardo, in un capolavoro di musica popolare italiana. Tutto qua. È poco?  Da che pensiero è nata la canzone “Chiama piano” del quale sei coautore? Accorciare, anzi, annullare le distanze. A volte vere, a volte presunte. Urlare? A volte non serve. Basta chiamare piano e saper condividere, il bello e il brutto. E la soluzione, contro ogni solitudine, arriva. Parliamo di "Canzoni prima e dopo il muro" qual è il significato culturale di questo evento? Venticinque anni fa cadde il Muro di Berlino. Il 9 novembre 1989 l’assetto geopolitico del mondo cambiò nuovamente, spezzando la logica bipolare dei due contendenti, ovvero URSS e USA. Pierangelo nacque nel 42, in piena Guerra. E quando venne edificato il Berlinen Maurer stava già pensando, scrivendo e lottando. Ha visto le vittorie e le sconfitte del Comunismo e, a modo suo, le ha cantate. Quindi, l’8 novembre a COLOGNE (BS) al TEATRO CRISTOFORO TORRI, attraverso le sue canzoni, racconteremo un pezzo di quella storia. Un bel salto nel SECOLO BREVE, come direbbe HOBBSBOWN, a suon di musica. A tuo parere, in cosa Alberto Bertoli somiglia al padre ed in cosa diverge? Non faccio mai paragoni tra padri e figli. Sicuramente Alberto è, come il padre, molto coraggioso. E la generosità non gli manca. Ma sarà la Storia a dirlo, non un Bonaffini qualunque. Progetti futuri? Troppi come sempre. Sicuramente Bertoli tornerà negli archivi mnemonici della mia biografia e della mia vita. Ma, senza dimenticarlo, andrò avanti. Con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro, naturalmente…. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità.  Con affetto e Stima. [Intervista di: Alessia Marani - Almax]

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