Progetto Almax

15112015

2013 Novembre - Scrittrice - SELENE PASCASI

Ciao Selene, ti ringraziamo per la partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Come ti sei avvicinata alla scrittura? In realtà non credo di essermi mai avvicinata alla scrittura. Non ne ho avuto il tempo. La scrittura è nata con me, con il mio aprirmi al mondo ed alla vita. Fin da piccola, trascorrevo molto tempo ad osservare i colori, a captare suoni, a rapire espressioni. Elaboravo ogni percezione e l’affidavo ad un foglio. Così, viaggiavo in ogni luogo, sognavo di fate, danzavo libera nei pensieri, vivevo in mille vite. Una passione, per quei segni neri su carta – come amo definire le mie poesie – che, nel tempo, si è plasmata e forgiata sul mio divenire donna, sulla mia quotidiana battaglia, come avvocato, contro i soprusi, le violenze, i pregiudizi. Poi, l’intrapresa ulteriore professione di giornalista, ha chiuso il cerchio arricchendomi di una visione ancor più diretta delle dinamiche sociali sottese ai casi giudiziari, che commento per le riviste del gruppo con cui collaboro. Il tuo percorso?  Il mio percorso, come avrai già percepito, è particolare, caratterizzato da un evolversi degli eventi che definirei “controtempo”. Mi spiego. Da bimba, alla classica domanda “cosa vuoi fare da grande”, rispondevo senza esitazione “la scrittrice”. Si, perché volevo vivere delle emozioni che già sentivo scorrere nelle vene, senza alcun compromesso con la realtà quotidiana. Ovviamente, era il pensiero di una bambina. Un pensiero, che però ho conservato durante l’adolescenza, la maturità e negli anni a seguire, quando l’impegno legato prima alla professione di avvocato, e poi anche a quella giornalista, subentrata grazie alla proposta ricevuta dal gruppo de “Il Sole 24 Ore”, mi hanno vestito di mille soddisfazioni. Anzi, è stata proprio questa “doppia” veste che ha rafforzato e veicolato la mia passione per la scrittura. Come avvocato mi imbatto spesso in storie di violenza, stalking, e realizzo mio malgrado quante donne vivano in bilico, tra il desiderio di fuggire dal loro inferno familiare, e quello di “nascondere al mondo” le aggressioni subite. Ecco che con la poesia, dialogando con il lettore, provo a veicolare un semplice messaggio: credere in sé stessi, rispettarsi, amarsi, e poi… amare a cuore aperto chi davvero sa’ comprenderci. Di cosa tratta la tua pubblicazione? Come dicevo, la poesia per me è dialogo a trecentosessanta gradi. Con le mie liriche “parlo” al lettore di sentimenti, di esperienze personali, del cancro che sta’ sfinendo la nostra società. La raccolta riporta su carta la mia visione del mondo, osservato con l’occhio emozionale della donna, con lo sguardo di denuncia dell’avvocato, e con il pensiero critico del giornalista. Di qui, una silloge che tratta per tre quarti dell’Amore, sentimento che muove il cosmo, e per un quarto delle mediocrità e della superficialità dell’odierno contesto di vita. Del resto, un poeta è prima di tutto un sognatore. Ma non solo. La sua penna è comunicazione. E se lo è, perché non farne strumento per veicolare messaggi sociali, scuotere menti intorpidite dai ritmi frenetici della società, e scalfire preconcetti e credenze? Poesia-protesta? In parte si, se si pensa che in “La tua equità” reclamo giustizia, in “Fiaba e Poesia” narro di uno stupro, ne “L’uomo sociale” denuncio lo stigma. Scritta, poi, con rabbia e dolore, nei momenti in cui, il 6 aprile del 2009, un violentissimo sisma ha distrutto la mia città, è “L’urlo delle viscere”. Come nasce un tuo scritto? Da dove trai gli spunti? Un mio scritto rappresenta sempre un evento inaspettato. Le poesie, a vederle così, stese a riposare su fogli, sono solo segni neri su pagine bianche. Per me, quei segni sono stati molto di più. Quei segni, sono stati il parto delle mie emozioni. Un parto, né programmato, né semplice. Come piccole creature, sono scivolate via dalla mia anima, nei momenti più bizzarri, svegliandomi in piena notte, interrompendo un sogno, bussandomi nel cuore nei momenti più disparati. Gli spunti, quindi, li traggo dal cuore. In quei segni ho rovesciato gli istanti più impercettibili, scaraventando su carta gioie, lacrime, silenzi. Vedi, non è mai facile un viaggio poetico, mai. Con quelle parole, ho litigato, mi ci sono scontrata, le ho odiate. Poi, le ho comprese e abbracciate. Sono nate così le mie liriche, come scrivo nella silloge, da “uno scontro tra venti opposti e paralleli”, calcando i passi di un cammino percorso “con tre quarti di cuore”. Del resto, se si vive di Cuore e con Cuore, investendo a mille sensibilità ed emozioni, è vitale muoversi sempre nell’ottica della coerenza. Ed il titolo del mio libro riflette proprio l’esigenza di lasciarsi guidare, per tre quarti, dal Cuore, e per un quarto, dalla riflessione. Cosa ne pensi dei concorsi editoriali? Sai, è un mondo che non conosco. Nella mia vita ho partecipato solo ad un concorso, indetto dalla Galassia Arte Editore, inviando un mio aforisma, risultato poi vincitore – assieme ad altri – ed inserito in una raccolta di aforismi del Terzo Millennio. Un’esperienza che, inaspettatamente, ha “acceso” il mio percorso letterario, grazie ad Andrea Mucciolo, editore della Galassia Arte, che ringrazierò sempre per avermi proposto di raccogliere le mie liriche, e farne una silloge. Il contatto con la grande famiglia della Galassia, poi, mi ha dato la possibilità di conoscere persone speciali. Penso alle mie amiche poetesse, ed allo scrittore-poeta Andrea Cacciavillani, che ha impreziosito la mia opera, con la sua toccante prefazione. Una soddisfazione? Molte. I commenti di chi ha letto il mio libro, le foto che ritraggono la mia raccolta nelle mani dei lettori, i loro sorrisi, gli attestati di stima e le parole bellissime che nella pagina promo di facebook, abitano le affollate stanze dei messaggi. Ma ciò che mi tatua il cuore di un’emozione indescrivibile, sono quei post in cui io digito solo le prime parole di una mia poesia, ed i fan ne proseguono la scrittura. È meraviglioso pensare che in tanti conoscono i miei versi. Qualche sassolino nella scarpa? Ancora no, o almeno non inerenti al mondo della scrittura. Stai certa, però, che sarai la prima a saperlo, se e quando sentirò nella mia scarpa un sassolino di troppo. Scherzo, ovviamente. Magari, più che sassolino nella scarpa, ho un macigno che mi pesa sul cuore quando molte, troppe donne, incrociano le braccia di fronte ad un uomo che non le rispetta. Ma questo è un altro discorso. Un discorso in cui – e qui percepisco un sassolino – qualche responsabilità è anche di chi, spesso, sa’ discutere per ore dei casi di cronaca nera, senza però agire, nel suo piccolo, per sostenere concretamente chi è incastrato in certi drammi familiari.  Sogni nel cassetto? Restare in contatto con i miei lettori, proseguire questo meraviglioso dialogo, questo baratto emozionale, questo flusso comunicativo nato dalla scelta di mettere a nudo i pensieri, incastrandomi l’anima tra le pagine del libro. Sognare di poter sognare ancora, e di farlo con tutti coloro che, sfogliando la silloge, mi conosceranno un po’. Credi nell'editoria Italiana? E perché no? Sento sempre ricorrersi voci sul fatto che il mercato editoriale sia disposto a scommettere solo su opere preconfezionate ad arte per incontrare i gusti del lettore medio, ed assicurare una buona percentuale di vendite. Non dico che ciò non accada, queste realtà esistono. Voglio però spezzare una lancia in favore di una buona parte dell’editoria seria – come la Galassia Arte, con cui ho avuto l’onore di legarmi contrattualmente – fatta da e per persone che credono ancora nella scrittura, che lavorano per passione e che non saranno mai solo delle aziende. Progetti futuri? Un romanzo. Non saprei, però, cosa dirti circa i tempi. Come spiego sempre a chi mi intervista, un romanzo non lo si scrive a tavolino. Si pensa ad una trama, ma non si progetta. Almeno per me funziona così. La forza della scrittura mi trasporta nella sua dimensione, come e quando vuole. Magari è un fiocco di neve che segna il vetro, un battito di ciglia, o un pensiero di quelli che senti sulla pelle, a farmi vibrare l’anima. Ed è in quel momento che nelle vene scorre l’esigenza di scrivere, né prima, né dopo. Vedi, io non ho mai dialogato con la scrittura, non sono mai scesa a patti con le mie emozioni. Le ho lasciate fluire libere, sempre. E’ per questo che mi piace pensare che un romanzo non lo si scrive. Un romanzo tiscrive, sceglie per te, ti guida la mano. Ecco, finora il mio romanzo è ancora solo una soffice idea. Un’idea che però ha un titolo, che non posso anticiparti, ma che rifletterà una storia di violenza, di sconforto e poi di rinascita di una donna violata. Una donna che, per uno strano caso del destino, vivrà più vite, imparando ad amarsi.  Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima. [Intervista di: Alessia Marani - Almax]  Grazie mille per il tempo dedicato, un abbraccio. Selene.

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