Progetto Almax

15112015

2014 Gennaio - Scrittore - ROBERTO MARZANO

Ciao Roberto, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Come ti sei avvicinato alla scrittura? Più che altro è Lei che si è avvicinata a me, ed io mi sono fatto catturare molto volentieri... così come mi è successo in passato con la chitarra, le canzoni, la musica. Da ragazzo, mio padre (anche lui poeta) aveva portato a casa una raccolta di Jacques Prevért e, probabilmente, proprio a ciò devo lo scatto di una molla (carica ancor ora) che ha fatto sì che, intorno ai vent'anni, iniziasi a partorire le mie prime “creature”... Il tuo percorso? Subito dopo sono stato travolto dal jazz, dal blues e dalla canzone d’autore e ho dato vita, a metà anni ‘80, alla Small Fair Band e, successivamente, alla lunga e avvincente avventura della “canzone d’autore tra jazz, blues e un pizzico di cabaret” fondando il gruppo Roberto Marzano e gli “Ugolotti”... Dopo essermi tolto moltissime soddisfazioni con la musica (circa 300 concerti) sono tornato a “mamma scrittura”. Da 5 anni, in preda a una specie di febbre creativa, scrivo senza soluzione di continuità: un romanzo, una raccolta di racconti, e centinaia di poesie. Di cosa tratta la tua pubblicazione? La mia ultima pubblicazione “Senza Orto Nè Porto” della Bel-Ami Edizioni di Roma è una raccolta delle mie ultimissime poesie, arricchite dalle illustrazioni di Davide Marzano. Circa il contenuto, vorrei citare, la “quarta di copertina” di Beatrice Impronta: Lirica “blues” versatile ed eclettica, che si addentra in quel mondo troppo spesso malfamato, che si affaccia in quell’infimo intimo, rifuggito da troppi e ricercato da molti, sfoderando e strimpellando versi e sinfonie pre-potenti, in-cantando e illuminando come un faro i vicoli più stretti, le strade più tortuose, gli angoli più dimenticati, anche dai sogni... Inoltre è da poco uscito il mio primo e-book di racconti a cura della Matisklo Edizioni, intitolato “L’Ultimo Tortellino e altre storie...”: 19 storie tra il fantastico e il surreale piene di trovate e finali sorprendenti. Come nasce un tuo scritto? Da dove trai gli spunti? Spesso da idee e suoni, a cavallo tra il verseggiare e la musica: ritmo, gusto per le assonanze e uso molto personale di ossimori e sinestesie. Una cosa della quale ho il piacere di vantarmi è di essere un poeta che scrive anche per allegria! Niente gabbiani, tramonti e cuori infranti ma, piuttosto, un approccio ironico e irriverente, scanzonato, con “chiuse” a sorpresa, al quale alterno componimenti piuttosto duri e crudi. In quest’ultimo caso, attingendo a piene mani dagli orrori quotidiani, dura è anche la qualità e lo spessore poetico dei versi, densità e un po’ di impressionismo ermetico. Così, nelle mie poesie si possono trovare metaforiche immedesimazioni con melanzane innamorate o sigarette spiaccicate sul marciapiede (di sicuro sarebbero molto interessanti per uno psicanalista curioso), come “case impopolari” o surreali viaggi in supermercati metafisici, l’odio per l’Impero della Televisione, le paturnie di un  peperone torturato... Quando la lampadina mi si accende devo subito tirare giù l’idea prima che mi sfugga, come quando ci si sveglia dopo un sogno... difatti ho le tasche sempre piene di foglietti! Cosa ne pensi dei concorsi editoriali? Ce ne sono tanti seri, ma molti di più congegnati da furbastri... freddi escamotage per fare soldi, facendo leva sul narcisismo e l’ingenuità di tutti noi con velleità artistiche, vere o presunte. Un paradigma molto semplice, secondo me: se non chiedono esosi “parziali rimborsi delle spese di segreteria” (o acquisti obbligatori di fantomatiche antologie) appartengono al primo gruppo, altrimenti... Una soddisfazione? Proprio un concorso serio! Quello indetto dalla Bel-Ami Edizioni che mi ha visto vincitore per la poesia con in premio la pubblicazione a zero euro dell’opera in concorso! Davvero una grande gioia! Anche perché certe case editrici, purché gli si sgancino centinaia o migliaia di euro, pubblicano qualsiasi cosa gli venga proposto, senza curarsi minimamente della qualità... Nel mio caso, invece, se hanno deciso di farmi vincere, credo sia perché hanno sincera stima per le mie cose. Qualche sassolino nella scarpa? Niente di particolare, l’invidia è di casa nel mondo delle arti d’ogni tipo... Mi viene solo in mente un “collega” (che rincontrato di recente mi ha porto una mano che pareva un budino, blaterando un imbarazzato “salve”) il quale, dopo una mia applaudita lettura alla “Stanza della Poesia” di Genova, forse facendo un giusto confronto con la sua, di performance, ha pensato bene di depennarmi tra gli “amici” di Facebook... Sogni nel cassetto? Riuscire a pubblicare degnamente il mio romanzo “Pandoro a Ferragosto”. Lo spero davvero, anche perché per la narrativa ci sono molte più possibilità che per la poesia, che rimane confinata in ambiti molto più di nicchia. Progetti futuri? La prossima uscita di un'altra raccolta di poesie: “Limonare le arance” con “Tè nel Deserto – Massoero 2000” arricchita dalle bellissime fotografie di Angelo Gualco, oltre la prefazione di Beatrice Impronta, la post-fazione di FabrizioCasapietra e la copertina di Davide Marzano. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di: Alessia Marani - Almax]

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