Progetto Almax

15112015

2014 Febbraio - Scrittore - GIANLUCA ARRIGHI

Ciao Gianluca (il maestro del thriller Italiano), ti ringraziamo per la partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Quando è nata in te la passione per la scrittura? C’è sempre stata, sin da bambino. Già a partire dalle elementari ero uno studente molto portato per l’italiano e decisamente scarso in matematica, caratteristica che ho mantenuto anche da adulto. Ricordo che a undici anni scrissi quella che potrebbe essere definita la mia…opera prima: un racconto horror decisamente pulp. Come lettore, quale genere prediligi? Leggo quasi solamente thriller e horror. In generale ho gusti piuttosto monotematici.  Sei considerato, non solo nel nostro Paese, il maestro del “legal thriller” italiano. Ritieni che la formazione giuridica sia necessaria per narrare in maniera efficace romanzi come quelli che scrivi? Affinché il romanzo sia credibile la formazione giuridica è necessaria, ma non sufficiente. Un buon giallo giudiziario, oltre alle capacità narrative dell’autore, richiede soprattutto la pratica del diritto e della procedura penale, la presenza sul campo, la frequentazione professionale delle aule di giustizia. E’ anche una questione di rispetto verso i lettori, a cui bisogna raccontare storie realistiche e verosimili. Scrivere un legal thriller senza le adeguate competenze tecnico giuridiche, come dice il mio amico e ottimo scrittore Marco Proietti Mancini, equivale a scrivere un romanzo d’amore senza mai essersi innamorati. I casi che affronti come avvocato possono offrire qualche spunto di narrazione oppure preferisci inventare le trame lasciandoti guidare solo dalla fantasia? L’esperienza giudiziaria è una fonte d’ispirazione che supera la più fervida fantasia. Tutto ciò che scrivo è intimamente ed inscindibilmente collegato al mio lavoro. E’ proprio questo che rende conciliabili le due cose. Come dico sempre, l’Arrighi scrittore non esisterebbe senza l’Arrighi avvocato e viceversa. “L’inganno della memoria”, in uscita il 27 marzo prossimo con Anordest, è il tuo terzo romanzo. Sappiamo che si tratta di un thriller giudiziario dalla trama decisamente noir. Puoi dare qualche anticipazione ai lettori? In questo romanzo ho dato vita al personaggio di Elia Preziosi, enigmatico e indolente pubblico ministero che, entrato in magistratura dopo essere stato un brillante avvocato penalista, deve risolvere una serie di inquietanti omicidi e al tempo stesso affrontare i demoni del suo passato.  I tuoi romanzi sono opere indipendenti l’una dall’altra oppure esiste tra loro un filo conduttore? Sino ad oggi i libri che ho scritto, true crime o fiction, hanno sempre raccontato storie a sé. L’unico filo conduttore è stato lo sfondo giudiziario. Credi nell’editoria italiana? L’editoria italiana, com’è noto, sta vivendo da anni una crisi profonda. Nel nostro Paese si scrive tanto e si legge poco. Di conseguenza la maggior parte degli editori, nella scelta dei titoli da pubblicare, effettua ormai una valutazione quasi esclusivamente commerciale. Questo, senza dubbio, va a scapito dei giovani autori esordienti che spesso, seppur talentuosi, sono costretti a rivolgersi ai cosiddetti editori a pagamento. E’ una realtà desolante. Tra le numerose soddisfazioni avute come scrittore, quale ti lusinga di più? Mi ha molto lusingato che Mediaset, nel 2012, mi abbia inserito tra gli otto migliori giallisti italiani. Tuttavia le soddisfazioni più belle, per chi scrive, sono sempre rappresentate dalle attestazioni di stima e di affetto che provengono dai lettori. Se questo tuo romanzo diventasse un film, quale attore potrebbe secondo te prestare il volto al protagonista, il p.m. Elia Preziosi? Tra gli attori italiani, forse Stefano Accorsi o Alessandro Preziosi, quest’ultimo a prescindere dalla involontaria omonimia. Vuoi parlarci dei tuoi progetti futuri? Un nuovo romanzo, sicuramente. Forse anche una sceneggiatura per una serie tv. Il tutto, come sempre, tra udienze, indagini e processi penali. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di: Martina Galvani]

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