Progetto Almax

15112015

2014 Gennaio - Attore - ANDREA SIMONETTI

Ciao Andrea, ti ringraziamo per la partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Parlaci del tuo percorso artistico.  Sono andato via da Taranto a 18 anni perché volevo frequentare una scuola di recitazione di rilevanza nazionale. Avevo come obiettivo quello di entrare in una accademia pubblica poiché ritenevo le scuole private (non tutte ovviamente) poco "attente nella loro selezione. Così nello stesso anno provai al centro sperimentale di cinematografia di Roma, l'Accademia "Silvio D'Amico" sempre a Roma, lo Stabile di Torino e quello di Genova. Mi presero sia a Torino che a Genova, ma optai per Torino in quanto avevo degli zii che potevano aiutarmi i primi tempi nell'ambientamento. Durante il triennio a Torino ho avuto la fortuna di incontrare grandi insegnanti che erano innanzitutto gradi attori o registi. Parlo di Luca Ronconi, Marisa Fabbri, Massimo Popolizio, Mauro Avogadro, Claudia Giannotti etc. La scuola dello Stabile di Torino mi ha insegnato tantissimo, mi ha erudito al "gusto" teatrale, fattore importantissimo per le mie scelte future. Dopo il Diploma ho avuto l'onore di lavorare con Ronconi, Castri, Albertazzi e di avere esperienze in ambito televisivo e cinematografico. Fino alla scelta di tornare in Puglia, per lavorare sul territorio. Da 2 anni collaboro con il CREST di Taranto. Durante la tua adolescenza, ci sonno state icone del cinema che ti hanno ispirato? Ho deciso di intraprendere questo percorso grazie ai film e agli sketch di Massimo Troisi. Lui è per me una guida, un esempio e un'icona. Rappresenta il buon gusto, la sobrietà, l'intelligenza estetica e la profondità d'animo che un'artista, per definirsi tale, non può non avere. La sua comicità è pulita, efficace e mai volgare. Parlava dei meridionali e dei loro problemi con un  occhio critico, malinconico, ironico e allo stesso tempo autocritico. Conosco i  suoi film a memoria. Massimo Troisi manca al cinema mondiale. Se fosse ancora vivo riporterebbe sui binari giusti quello che gli italiani definiscono  "commedia". Quali caratteristiche deve avere un copione perché possa destare il tuo interesse?  A me piace il cinema sociale, in tutte le sue forme (commedia, dramma o documentario). Mi piacciono le storie vere, quelle dove la gente si riconosce non solo per i sogni patinati ma anche per le problematiche che affliggono la nostra o altre società. Credo che bisognerebbe evitare non solo come attori ma anche come spettatori le soap opera. A parer mio annichiliscono il cervello e le coscienze. Ma in questo mestiere scegliere è quasi impossibile e spesso bisogna accettare dei lavori per vivere. Com'è stato il tuo primo provino? Il mio primo provino non lo ricordo. Ricordo i miei primi provini. Ero troppo convinto ed impacciato. Uscivo dai casting arrabbiato e deluso. Anche  quello è un lavoro e come tutti i lavori ci vuole pratica per imparare. Adesso è un pò più facile per me cercare di capire cosa vuole chi si trova dall'altra parte della scrivania. L'emozione è sempre tanta. Cosa ne pensi della situazione del cinema  e del teatro  in Italia? Il cinema e il teatro in questo preciso momento storico sono in crisi perché a parer mio la "vecchia guardia" dovrebbe farsi un pò da parte. Vedo i cartelloni dei teatri pieni zeppi di nomi che hanno fatto sì la storia del teatro italiano ma che dovrebbero aprirsi ed aprire i propri orizzonti ai giovani . Idem per il cinema, i cast dell'80% dei film sono sempre gli stessi. Il problema è che in Italia non c'è il piacere di scoprire nuovi talenti e di lanciare i giovani, ci si addanna solo a mantenere il proprio orticello vivo e rigoglioso. I registi e gli attori bravi ce ne sono a bizzeffe in entrambi gli ambiti ma finché non avranno spazio il teatro e il cinema saranno volutamente in crisi. Le solite caste. “Alle corde”  è il tuo primo lavoro  da regista,  un cortometraggio, da cosa è nata  l'idea? “Alle corde” nasce dalla necessità di esprimere il mio dolore nei confronti di tutto ciò che la mia città sta subendo. A questa necessità s'intrecciano  drammatiche esperienze personali ed episodi di fantasia. l'ho scritto nel 2012 quando ancora il caso ILVA non era evidenziato dalle cronache nazionali. Sono molto felice del mio lavoro anche perché ha iniziato a girare nei festival da poco e sta già riscuotendo un buon riscontro (Miglior corto Giuria dei Giovani all'ASTI FILM FESTIVAL 2013, MIGLIOR REGIA al Festival del cinema invisibile di Lecce). Come hai impostato il casting  per il tuo lavoro, come hai scelto gli attori? Per il mio corto non ho fatto casting. Gli attori del mio corto sono tutti amici o colleghi con i quali ho già lavorato in teatro. Cosa ne pensi del cinema indipendente? Il cinema indipendente è un tesoro da custodire. Quasi sempre è una fucina di artisti eccezionali, che inizialmente non trovano spazio nei "circuiti" convenzionali. Il pubblico dovrebbe essere più abituato al cinema indipendente e a sua volta questa forma di cinema dovrebbe essere più tutelata. Ci vorrebbe un ascolto maggiore nei suoi confronti. Pensi che internet sarà il futuro del cinema? Internet è sicuramente un canale fondamentale per tutta quella gente di cinema che non ha la possibilità e lo spazio per emergere nel modo convenzionale. Però per me la sala cinematografica non ha eguali. Io spero, in futuro, di poter scegliere di vedere sia il film su internet che quello nella sala tradizionale. Progetti futuri ed aspettative? In futuro spero di far girare il mio corto il più possibile.  Possibilmente all'estero. Per portare il messaggio che si cela nel film in tutte le parti del mondo. Poi scriverò ancora per il cinema, nella speranza che mi diano la possibilità di girare ciò che scrivo. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di: Angelo Favale]

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