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Novembre 2018 Intervista al mitico Corrado Roi

CORRADO ROI di ALESSIA MARANI

Ciao Corrado, grazie della tua disponibilità di cui siamo felici ed onorati. Corrado Roi, oltre 40 anni di carriera, dove hai praticamente disegnato quasi tutti gli eroi Bonelli. Quando ti sei accorto di poter fare di una passione un mestiere? A dire il vero non ho avuto nemmeno tempo di accorgermene, dopo 44 anni però mi sono ritrovato, iniziando quasi per gioco, a svolgere un mestiere che mi ha dato sicuramente un certo tipo di continuità. Essendo fra i disegnatori più veloci, sono spesso stato chiamato per le urgenze ed è per questo motivo che ho disegnato la maggior parte dei personaggi della Sergio Bonelli.

Hai qualche ricordo in particolare del tuo primo provino? Non c'era un provino vero e proprio, andavo in agenzie con disegni di vario genere. Come provino ricordo che feci Zagor per la Bonelli , uno dei pochi personaggi che successivamente non ho mai disegnato fra quelli più datati.

Hai un periodo al quale sei particolarmente legato? No, non sono legato particolarmente ad un periodo, magari ricordo che in certe fasi utilizzavo uno stile o un tratto anzichè un altro ma senza mai allontanarmi da alcune matrici che avevo preposto sin dall'inizio, quindi, in un certo qual modo ho sempre mantenuto una continuità tecnica.

Oltre che un fumettista ed illustratore molto professionale sei anche uno dei più veloci nel disegnare. Quanto tempo impieghi in media per rappresentare una tavola? Come riesci a dare così tanta efficacia ai tuoi disegni? Il tempo è relativo, tutto dipende da quello che si deve proporre. Disegnare un dialogo in un salotto è molto diverso dal proporlo in un supermercato o in una cattedrale. Il mio record di velocità personale è stato quello di 4 tavole al giorno per la durata di 15 giorni. L’efficacia dei miei disegni la ritengo un’opinione soggettiva. Penso che ognuno di noi fumettisti svolga il proprio mestiere all'interno delle proprie possibilità, dove di conseguenza, si possono ottenere sia consensi che dissensi a seconda del gusto personale. Il fenomeno del “percepirsi” fra il lettore ed il disegnatore lo definisco “complicità” o “forma empatica”.

Ricordiamo che sei senza ombra di dubbio uno dei fumettisti ed illustratori più amati nel caratterizzare le immagini di Dylan Dog. Come hai vissuto il nostro amato "Old Boy" dall'alba dei morti viventi a Profondo nero? All'inizio Dylan Dog non era così ben definito come ad oggi, agli esordi avevamo solo delle bozze con disegni fatti da Claudio Villa che presentavano un Dylan Dog più emaciato e più tirato rispetto ai giorni nostri. Dylan Dog era un personaggio da conoscere, da vivere, da sviluppare. Ricordiamoci che stiamo parlando di un “Old Boy” che da oltre 30 anni ha avuto le sue curve e di conseguenza credo che anche chi lo abbia disegnato negli anni e per così tanto tempo come ho fatto io, abbia risentito di queste svolte. Ammetto che ci siano stati anche per me dei momenti in cui mi sono detto: "Mo' basta, ora chiedo di non farlo più !". Poi cosa succede? Succede che alla mia età o ci si impegna di più o si cerca di fare delle cose in un’altra maniera o con un interesse maggiore, altrimenti tutto diventa insopportabile. Dai, sarei da psichiatria se dopo tutti questi anni mi divertissi ancora a disegnare la faccia del Dylan Dog.

Ah, quindi non vai a disegnare in giro la faccia del Dylan Dog in ogni dove! Ehm, no! Ma se per caso un fan mi incontra per strada e mi chiede di autografare un mio Dylan Dog, lo faccio volentieri. E’ il mio modo personale di ringraziare il pubblico della complicità e del tempo che mi ha dedicato seguendomi per anni nel mio lavoro, permettendomi al contempo di continuare a svolgerlo.

Un tuo ricordo personale di Tiziano Sclavi? Sclavi ed io abbiamo sempre avuto solo un rapporto di pura collaborazione e non ci sono mai state grandi frequentazioni fra di noi. Ci siamo visti raramente, forse un po’ di più all'inizio, quando lui viveva a Milano e lo si poteva incontrare alla casa editrice, ma io personalmente non ho avuto molte collaborazioni con Sclavi e i miei Dylan Dog con lui non sono stati tantissimi. Comunque, di solito, gli sceneggiatori e gli illustratori si incontrano nelle case editrici o alle fiere.

Qual e stato a tuo avviso il Dylan Dog più apprezzato dal pubblico di quelli da te letti o da te disegnati? Da lettore le storie che ho amato maggiormente sono state “Memorie dall'invisibile” e “Johnny Freak” e fra l’altro quest’ultima è anche una delle storie più amate dal pubblico e che non a caso è stata quella che ha venduto di più in assoluto. Per quanto riguarda invece le storie che mi sono piaciute e che ho anche disegnato, me ne ricordo banalmente, solo due o tre: “Anna Never”, “Aracne” e “la profezia”. Io per mia fortuna non mi ricordo un sacco di cose ! Successivamente a quel periodo che ho vissuto anche come lettore, Dylan Dog ha pian piano iniziato ad evolversi e molte cose sono state modificate, come ad esempio, ritmo e tempo narrativo, le citazioni sono diminuite, poi i cambi di ambiente (che erano molto più lenti) ed anche la narrativa è stata modificata, cambiata e (diciamo così) si è normalizzata, permettendo al personaggio di uscire. Mi spiego, credo che molte storie del primo periodo fossero più interessanti rispetto al personaggio mentre nella distanza è emerso anche il personaggio, sempre di fascino nei vari episodi ma con l’acquisizione di una maggiore concretezza.

E invece una storia di Dylan Dog che ti ha particolarmente emozionato? Tengo a specificare che prima di tutto non vorrei deludere nessuno, ma solitamente io non mi emoziono, per niente, anche perché nel mio ruolo ho il compito semmai di cercare io stesso di regalare per primo questa cosiddetta emozione. Io mi metto semplicemente in funzione di questo. Confesso che il più delle volte quando leggo le sceneggiature dove alcune scene vengono ambientate in alcuni posti anziché in altri, se c'è un'emozione e l'inkazzo (ride), nell'eventualità! Con le storie non ho legami perché in 94 pagine che equivalgono a circa a 550 vignette è molto difficile legarsi a qualcosa. Quello che si pensa magari è: “Hai disegnato per l'ennesima volta il Dylan Dog nel suo studio. Hai disegnato per l'ennesima volta il Dylan Dog nell'automobile” o altro. Il rapporto del fumettista è molto diverso da quello del lettore, poi , per carità, se poi ci sono dei colleghi che hanno un rapporto molto più morboso con i personaggi assegnati, beati loro, sono quasi da invidiare!

Dylan Dog tende a voler diventare un personaggio sempre più cinematografico, molti you tubers e non solo, si sono cimentati nel volerlo ricostruire in carne ed ossa. Hai avuto l'opportunità di vedere qualche cortometraggio realizzato e, se si, lo hai trovato interessante? Si, ho visto qualcosa ma come dicevo non ho lo stesso culto di un lettore affezionato. Ho visto cose carine soprattutto fra i link che mi hanno mandato i fan, dove ho intravisto cose che sicuramente possono funzionare. Personalmente, però, non riesco a recepire Dylan in modo cinematografico.

Curiosità mia, cosa avete provato voi dello staff di Dylan Dog al tempo di "Dellamorte dellamore" (1994) nel vedere Rupert Everett ricoprire i panni del personaggio che da tempo avevate idealizzato e realizzato nero su bianco? Io ho sempre avuto una più visione tecnica che sentimentale e debbo dire che mi è piaciuto molto di più "Dellamorte dellamore" del Dylan Dog. Parlo del personaggio che non ho vissuto come Dylan Dog perchè anche se a lui ispirato, era comunque un personaggio diverso e ne parlo ovviamente da lettore datochè non faccio ne l'attore, ne il regista. Ho visto la versione statunitense di Dylan Dog e da spettatore debbo dire che non mi è piaciuto per niente! Dylan si presta come alcuni altri personaggi dei fumetti ad essere cinematografico ma tutto dipende anche dal come si raccontano le storie, quali sono i tagli, quali sono le sequenze o le inquadrature, le atmosfere, etc… ecco, insomma, è un lavoro complesso quello del cercare di trasportare in versione cinematografica un personaggio dei fumetti. Ci sono alcuni personaggi che al confronto sono caduti in maniera misera e personaggi che invece rendono con un comportamento tecnico diverso.

Per mio gusto, io apprezzo sempre più il fumetto in bianco e nero. Eh bhè, c'è da dire che quando si legge un fumetto si tende a regalargli sempre qualche scena in più, ed è infatti il lettore che completa il messaggio mediato dal disegnatore, cogliendone il senso e traducendolo con la propria mente in vignette mai disegnate. Abbiamo una dinamica diversa nell'approcciarci al fumetto rispetto al film che per forza di cose completa interamente la scena, dove a mio avviso mancano solo gli odori.

Ma il cultore del cartaceo percepisce anche l'odore della carta appena stampata o della carta invecchiata !

Mi fai venire in mente che adesso le copie dei fumetti vengono ristampate con più accuratezza e di conseguenza anche noi illustratori possiamo azzardare qualcosina in più, come ad esempio nella scala dei grigi dove spesso si rischiava che i grigi risultassero bruciati. Io inizialmente utilizzavo delle spugnette per dare forma alle mie sfumature, però nella maggior parte dei casi, queste, apparivano bruciate. Ora, invece utilizzo il pennello secco. La stampa degli album della Bonelli ad oggi è di ottima qualità, sia nel “formato libreria” che nel “formato edicola” considerando anche il tipo di carta che viene utilizzata.

A tal proposito, successivamente al costoso acquisto sbagliato di un aerografo del quale hai poi utilizzato solo la spugnetta di imballaggio, hai affinato ulteriormente il tuo stile in modo altrettanto casuale? Si, ti confermo che avevo acquistato un costoso aerografo che mi annoiavo ad utilizzare e sentendo l’esigenza di materiali più istintivi, mi è caduto l’occhio sulla confezione dove mi son detto “Non sarà meglio utilizzare la spugnetta di imballaggio?” Difatti ho successivamente acquistato altri 5 di aerografi, ma come ti dicevo prima, sono anni che non le utilizzo più, sono passato al pennello secco ma stavolta con un acquisto più mirato.

Quanto è stata importante nella tua evoluzione la nascita di UT? (Miniserie di Corrado Roi e Paola Barbato edita dalla Bonelli). Quando lavori in coppia per realizzare una storia come interagite? Per quanto riguarda UT, io e Paola siamo partiti avvantaggiati con un sacco di materiale disegnato da me quando ero ragazzo e successivamente ripreso, rivisto e selezionato. L’intero lavoro è stato portato avanti ed ultimato in soli otto mesi. A 16 anni avevo infatti disegnato UT senza maschera quando ho rispolverato questo personaggio e l'ho mostrato a Paola, avevamo già pronte una decina di storie. UT è molto articolato, non lineare nella stesura e le scelte fatte sono state difficili. Abbiamo sicuramente messo in crisi i patiti dei fogliettóne, cioè praticamente la maggior parte delle produzioni dei fumetti e in più, giusto per abbellirci un pò, in accordo con la casa editrice, il numero uno è diventato il numero sette, sono presenti anche due album di disturbo e debbo dire che ci siamo divertiti parecchio nel vedere UT prendere forma. Nel caso dovessimo riprendere UT lo faremo in modo molto più pulito sia nella scrittura sia nella stesura. Sicuramente non azzarderemo più ad un'operazione con lo stesso tipo di linguaggio, che non sarà comunque il solito linguaggio classico perchè io onestamente lo sopporto poco e non amo il fogliettóne ne nei libri ne nei fumetti perciò come vedi sono veramente un pessimo lettore di fumetti. Nell’interazione del mio lavoro con Paola, i nostri rapporti telefonici erano quotidiani in quanto avendo tanto materiale già pronto dovevo spesso proporlo e discuterne con lei per valutarne insieme le varianti, i tagli o dove inserire quello che io definisco "disturbo". A seguito delle valutazioni lei mi spediva la sceneggiatura che veniva nuovamente ridiscussa. E' stato un vero lavoro di collaborazione, cosa rara, perchè purtroppo o per fortuna, secondo i punti di vista, ci sono molte collaborazioni che sono molto impiegatizie. Questo significa che solitamente viene inviata a noi fumettisti la sceneggiatura, che viene da noi disegnata e caratterizzata ma senza un vero lavoro di equipe e le modifiche vengono apportate solo in caso di errori evidenti. I personaggi di UT sono tutti particolari anche per il fatto che non ci sono i buoni e non ci sono i cattivi ed ognuno prende la propria strada come capita anche a noi tutti i giorni. Ripeto, in UT non ci sono ne buoni ne cattivi, quindi ricercare questi elementi sarebbe totalmente inutile. Fuori dagli schemi non si è voluto inserire l'essere umano come umano retorico, perciò l'uomo non esiste più e nel nostro mondo non esisterà mai l’umanità perchè è finita la loro funzione. Per la ripresa di UT si dovrà prima discutere con i direttori e l’editore.

Ho letto che hai in serbo altri personaggi che potresti proporre oltre a UT... corrisponde? Si, io e Paola abbiamo altre sorprese nel cassetto, ma la casa editrice Bonelli ha già tante cose in programmazione, perciò è necessario arrivare al momento giusto con il progetto giusto. Ovvio che mi auguro che vada tutto a buon fine, anche perchè preferirei fare l'autore oltre che il disegnatore e basta, poi io amo i personaggi un pò stupidi, non amo assolutamente gli eroi seri, infatti gli eroi che mettono a posto il mondo mi hanno sempre dato fastidio, ma solo come autore eh ! Come disegnatore è diverso. Disegnare un tavolino è disegnare un tavolino per qualsiasi storia.

Un momento della tua carriera che ti ha emozionato maggiormente? Uno che invece ti ha svilito? Una critica e un complimento che ti sono rimasti impressi? Non ho mai avuto dei rapporti legati a momenti. Io so benissimo che quando faccio delle cose riesco a dare delle caratterizzazioni, delle qualità con elementi che possono piacere e non piacere. Il pubblico non è una massa, ma è costituito da tante persone ed ognuna di esse con idee diverse. C'è chi ama le mie ombre e chi le ama. E’ chiaro che se dovessi disegnare "Mister no" quel tipo di ombre alla Dylan Dog non le userei, per tenere un assetto molto più lineare e diverso. Alla fine si deve essere un po’ professionisti. Per quanto riguarda critiche e i complimenti, sono solito farli decidere ai lettori. Non mi metto a sentenziare il gusto altrui.

Se tu fossi un personaggio chi saresti e chi ti avrebbe disegnato? Ragazzi ma state tutti bene voi? (E qui si scoppia a ridere)! Guarda che mi stai facendo una domanda impossibile, ma che ne so, forse un cadavere, anzi, Mort Cinder, scritto da Héctor Oesterheld e disegnato da Alberto Breccia.

Cosa stai disegnando adesso? Adesso, in questo momento , sto facendo un "Dampyr" che è piuttosto scuro, sto illustrando l'apocalisse, in collaborazione con Alfredo Castelli e questa apocalisse è molto densa e piena di grigi con tavole molte diverse fra loro, non perchè una tavola debba essere più bella dell'altra ma proprio perchè il lavoro che si deve svolgere è di tipo narrativo. Non sono mai stato un patito degli applausi, a parte i primi periodi e i premi non li accetto perchè preferisco che vengano dati ai disegnatori più giovani affinchè possano costituire per loro un incentivo psicologico. Sia chiaro, le accettazioni vanno sempre rispettate e per fortuna che ci sono, poi dopo ognuno di noi però è libero di decidere di non voler magari ricevere un premio a 60 anni per lasciarlo a qualcuno di 20. E' una questione di spazi, ed io gli spazi me li sono già guadagnati a suo tempo mentre invece c’è qualcuno che ha bisogno di crearseli e probabilmente il fatto di ricevere un premio è qualcosa di stimolo, poi dopo, individualmente ognuno è fatto alla sua maniera.

E’ consolante che tu non sia legato ai premi. Io personalmente non credo agli Oscar, ai Telegatti, ai Palloni d'oro, etc... i premi non hanno senso nell’arte e nella comunicaione, forse un po’ di più nello sport, ma per il resto credo che sia difficile stabilire fra tanti prodotti proposti, magari tutti di altissimo livello e con percorsi e tipi di maturità completamente diversi fra di loro, quale sia il migliore. Questo tipo di scelta non dovrebbe essere fatta, la trovo una sciocchezza ed un tipo di domanda sbagliata. Si evince che si tratta di un piano di atteggiamento pecuniario ed un atteggiamento immaturo che non condivido. Mi sembra di essere alle Olimpiadi del 1906 di Sant Luis dove c'erano le sezioni antropologiche e si premiavano i film stranieri o i film loro... e quindi? Alle Olimpiadi del 1906 di Sant Luis c'erano gli atleti di colore che non sapevano correre come gli atleti bianchi... e allora? Sono forme infantili e ad un certo punto bisogna diventare anche grandi, crescere ed evolversi un pò.

Come tutte le arti anche quella del fumetto sta evolvendo, in che direzione? Questa è una domanda difficile perchè bisognerebbe avere una più vasta conoscenza delle produzioni estere. Le produzioni Americane, più o meno si conoscono, ossia quelle Statunitensi. Lo dico perchè consideravo i fumetti argentini superiori a quelli statunitensi, ma sono americani anche gli argentini. I manga giapponesi non li conosco così bene, ho conosciuto i primi importati in Italia ma erano tradotti ed impaginati all'Europea, mentre invece adesso vengono stampati e si leggono al contrario. Sono veramente dei bei momenti. Per quanto riguarda le sperimentazioni credo che molto sia già stato fatto, sicuramente non ci sono più le riviste vetrina, adesso ci sono le pubblicazioni da fumetteria e da libreria, mentre prima se si aveva l’intenzione di vedere disegnatori ed autori con stili molto particolari si doveva acquistare le riviste vetrina. Ora tutto si trova in fumetteria o in libreria.

Cosa pensi del pubblico esigente? Penso che esista ma che ogni tanto non si accorga di errori più marcati spingendosi invece in coralità su errori più irrilevanti. Faccio un esempio stupido e banale che mi è accaduto. In Dylan Dog, ho letto qua e la che proprio in "profondo nero" ad un certo punto c'è una scena nella quale il Dylan viene aggredito e da un cassetto cada una pistola che Dylan in seguito utilizzerà per sparare. Invece in una scena compare Groucho e sembra che sia lui a lanciargli la pistola. Perfetto ma c'è qualcosa che non funziona nella scena... e nessuno però lo ha detto o se n'è accorto... Ma come è possibile strangolare una persona che telefona? E qui ci siam capiti! Io sono uno di quelli che guardando la sceneggiatura l'ha seguita esattamente come descritta per paura che qualcuno si incaponisse da qualche altra parte, ed infatti è successo, come volevasi dimostrare. Si deve anche pensare che Il cervello sia un organo pigro e di conseguenza, ogni tanto, questo stato di cose fa bene, non è che sia per forza un errore, bisogna valutare come una persona viva questo tipo di esperienza, poi se avessimo una platea solo colta e intelligente noi saremmo già bruciati di partenza e quindi per fortuna che esistono i personaggi del mondo dei fumetti e le serie, altrimenti sarebbe un disastro… ci farebbero l'autopsia ogni volta che ci appoggiamo sulla carta.

Difficoltà nella collaborazione con il maestro Dario Argento? Con Dario Argento non ci siamo visti per niente e nemmeno con Stefano Piani che ha collaborato con Dario Argento alla stesura della sceneggiatura. Io mi sono sentito soltanto con Stefano Piani telefonicamente ma avevo come riferimento Roberto Recchioni, perciò sono intervenuto soltanto quando c'erano degli elementi legati alla scelta di alcune ambientazioni rispetto ad altre proponendo a Roberto Recchioni un cambiamento laddove sentivo che la sceneggiatura indicata sarebbe stata più di impatto o di atmosfera. Gli sfondi erano tutti diversi fra loro e non avevo a che fare con i soliti ambienti classici. Si la storia è un pò morbosa, non c'è quella forza dei classici di Dario Argento però io la trovo congeniata bene e la cosa ha funzionato. Sul palco di Lucca, Roberto Vecchioni ha detto che proseguirà nella collaborazione con Dario Argento e non so se sarò ancora io il disegnatore indicato piuttosto che un altro ma pare di si. Mi lascerò sorprendere.

Nei progetti futuri quindi non vedremo mai Corrado Roi disegnare un manga giapponese adolescenziale per giunta emozionandosi? No, dai, non farmici nemmeno pensare !!!

Grazie di cuore al mitico Corrado Roi per la sua disponibilità e la sua professionalità.

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