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Ottobre 2019 Intervista al mitico Michele D'Anca

INTERVISTA A MICHELE D'ANCA  A CURA DI ALESSIA MARANI

Ciao Michele, grazie di essere qui con noi di Almax Magazine. Qual era uno dei tuoi più grandi sogni da bambino? Nutrivo sogni diversi. Uno era diventare un astronomo, ero affascinato dai pianeti e dalle stelle. Un altro era dipingere, disegnavo molto e anche bene. Fantasticavo di diventare un grande pittore. Un altro sogno era fare l’inventore di giochi per ragazzi. Spesso giocavo da solo ma di giocattoli non ne possedevo molti e quindi ero costretto a sviluppare la mia creatività. Da bambino inoltre percuotevo tutto ciò che poteva produrre un suono simile a un tamburo. Desideravo suonare una batteria e questo si realizzò durante l’adolescenza.

Il lavoro dell’attore può diventare alienante? Sì, in alcuni casi può diventarlo molto. Ad esempio, durante le tournée teatrali, soprattutto quelle molto lunghe che si facevano anni fa, quando si raggiungevano anche le 250 repliche. Tutte le sere le stesse battute e sempre con le stesse persone… In tv può accadere soprattutto nella lunga serialità, quando si devono girare dalle 6 alle 9 scene al giorno. Per mesi e mesi di fila si deve lavorare e studiare, lavorare e memorizzare senza poter avere il tempo per fare altro. Io sono arrivato a girare anche 21 scene, fino a notte fonda… Ricordo che i tecnici, entrati in orario straordinario da un pezzo, a un certo punto spensero le macchine da presa e se ne andarono lasciandomi sul set…

Hai a disposizione un solo desiderio. Cosa domanderesti al genio della lampada? Chiederei di poter realizzare l’essenza che incarno e che mi rende unico (il germe di vita che siamo, direbbe Jung), e riuscire a liberare ed esprimere questa mia natura attraverso il talento artistico. Nel mio caso, un talento drammatico.

Credi in Dio, o in un essere superiore e cosciente che ha creato il tutto? Credere non dimostra nulla. Su questo argomento sono un empirico e so che è possibile per un essere umano fare esperienze, nel campo della realtà psichica, del sacro e quindi dell’immagine di Dio che è in noi. Un essere superiore c’è, senza ombra di dubbio. L’unico dubbio che ho è relativo alla coscienza di questo essere divino. Non so quanto sia consapevole della propria onnipotente creatività e penso che abbia lasciato qualcosa di imperfetto o incompiuto. Ad esempio, il concetto di giustizia, purtroppo, non appartiene al divino ed è una vana speranza cercarla in Dio.

Qual è una delle tue convinzioni che ritieni più vera? e quella che ritieni più falsa? È tutto così relativo e sottoposto alla legge del mutamento che ciò che per me è vero oggi può non esserlo domani e viceversa. Oltretutto, la nostra verità o realtà più profonda appartiene al nostro intimo e lì deve restare, celata e nascosta perché il reale per eccellenza è un contenuto sacro, assoluto, per noi, e del quale non conviene parlare. Potremmo, convenientemente, esprimerci solo indirettamente attraverso una forma artistica. Ma non è il nostro caso. 

Cos’è il passato, cos’è il presente, cos’è il futuro? Penso che il passato e il futuro siano fra le trappole più pericolose della mente umana. Paragono questi due concetti ai “buchi neri” del microcosmo interiore. Quando sfioriamo un ricordo con nostalgia o con rammarico o quando ci proiettiamo con ansia nel futuro, la mente rischia, senza avvedersene, di cadere dentro questo buco tenebroso, risucchiata da un oscuro tempo psichico nel quale rischiamo di restare intrappolati. Qui, il passato o il futuro oscurano la luce della coscienza. Alcuni individui vi restano intrappolati vite intere senza riuscire più ad uscirne. Quando viviamo realmente nel “qui ed ora”, ossia nel presente, non percepiamo nessun tempo. Potremmo dire che nella realtà del presente il tempo non esiste perché non ha senso di esistere. Nel “qui ed ora” possiamo percepire l’eternità.

E' più Michele che prevale sull'attore o l'attore che prevale su Michele? È una lotta dura. Spesso vorrei strapparmi di dosso la maschera dell’attore quale identificazione col mio ruolo sociale-artistico, in modo da non avere ostacoli al mio sviluppo psicologico ma mi rendo conto che una sorta di attore mitico vive in me e appartiene al nucleo più profondo della mia personalità. Come se fosse una naturale emanazione-espressione del mio daimon, della necessità che mi abita e si è incarnata in me. Spero solo che su questi aspetti, alla fine, prevalga la coscienza e la conoscenza.

Che cos'è il successo? Il successo è realizzare la propria essenza interiore. Portare a sviluppo e compimento quell’immagine celata nel nostro cuore. Esprimerla, farla uscire dall’oscurità tenebrosa e portarla alla ribalta, sotto i riflettori e donare questa immagine del cuore, escludendo contenuti egoistici individuali, alla collettività. Il successo ha inizio quando permettiamo a noi stessi di essere veramente ciò che siamo e pre-sentiamo.

Dammi il primo consiglio che ti passa per la mente... Mi passa per la mente che non ho niente da consigliare. Non amo molto dare consigli. Mi piace di più poter suggerire qualcosa, se lo ritengo opportuno, con la presenza e/o con l’azione. E soprattutto, senza parole.

Tirando le somme della tua vita da ieri ad oggi, ti ritieni completamente felice? Beh, non ho ancora raggiunto quell’età avanzata nella quale, in genere, urge tirare le somme ma posso dire che non ricerco la felicità. Non è questo il mio obiettivo primario. Ricerco la completezza, in senso psicologico. La completezza della personalità. Questo, come conseguenza dovrebbe portare a uno stato di serenità e di calma interiore e credo sia questa la felicità più grande.

Quale futuro lavorativo prevedi per te da qua al 2020? Al momento, non riesco a prevedere niente. Vivo il mio percorso lavorativo, come molti miei colleghi, nella più assoluta incertezza e mancanza di sicurezze generalizzate. È dura ma sono abituato a questo. Mi piacerebbe tornare in tv, certo, perché mi ha dato tantissimo ma nello stesso tempo vorrei tornare anche a recitare in teatro, che mi impegnò all’inizio della mia carriera per molti anni. Mi manca molto il palcoscenico e il rapporto col pubblico. Posso solo prevedere che cercherò di occuparmi del mio lavoro a 360 gradi, sia che si tratti di teatro, cinema, tv, doppiaggio o l’insegnamento della recitazione.

Nuovamente Grazie a Michele D'Anca per la sua disponibilità e la sua professionalità.

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