Progetto Almax

15112015

2013 Novembre - Arti Miste “EREDI DI LEONARDO” ALEJANDRO LOPEZ

"Artisti difficili da inquadrare in un solo genere"

Ciao Alejandro, ti ringraziamo per la partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Come preferisci definirti? Un poeta che dipinge o un pittore che scrive? Un poeta che fa poesia con le parole e le  immagini. Non scollego le 2 cose. Nell'ambito tradizionale sono 2 cose separate ma penso che sia valida la figura del poeta che scrive ma anche quella del poeta che dipinge. Sono un misto, la somma di mio padre Antonio Lopez de Luna (premio nazionale di poesia Adonais 1967) e mia madre Durenka de Luna (pittrice). A livello di efficienza ci sono cose che vanno dette con le parole, ed altre che possono esprimersi soltanto attraverso le immagini perché hanno una valenza, una forza essenziale diversa. Quando scrivi ciò che arriva al lettore è la forza del sentimento, il potere, la vibrazione della parola. Quando dipingi colpisci l'occhio dello spettatore e provochi direttamente un atto comunicativo, un’emozione sia questa positiva o negativa. L'indifferenza è soltanto mancanza di sensibilità o sentimento dello spettatore. D’altronde il pittore attualmente con i massmedia rischia di diventare un formalista: concentrarsi semplicemente sulla forma senza l'essenza, il che è inutile. Perciò sono, come mi hai definito, un poeta che dipinge / un pittore che fa poesia attraverso i ritratti, in quanto il mio scopo pratico è quello di approfondire nell'anima dell'essere umano, né più né meno. Le due forme espressive sono sempre andate mano nella mano? Non proprio. A 9 anni ho vinto un premio di pittura a scuola, ma poi ad un certo punto la pittura l'ho abbandonata a favore della poesia, nell'adolescenza. Poi ho ripreso la pittura come una maniera di comunicare con immagini quello che non potevo dire con le parole. Non sempre le due cose sono state in armonia, ho pure sofferto per trovare la mia strada e decidere fra la poesia e la pittura. Poi ho avuto un’illuminazione! Dall’essere amareggiato per non poterle unire, sono passato al modo per unirle! Ho deciso di incorporare nella mia pittura anche la poesia. Scrivere direttamente sui dipinti le sensazioni che mi passano per la testa mentre sto dipingendo. Questa collaborazione fra i due generi ultimamente è stata coronata da una serie di mostre dei “Ritratti poetici” ed infine dalla pubblicazione con le “Officine editoriali Bici Parlanti” a cura di Giuliano Mori. Parliamone! 3 o 4 anni fa ho iniziato a frequentare i vari circoli di poesia, gli slam ecc. Dopo mi é arrivata la prima ispirazione: durante i recital ho iniziato a dipingere i poeti. E dopo mi é venuta questa idea di unire i miei 2 talenti in una sola arte: scrivere sui dipinti o dedicare anche poesie ai colleghi che avevo ritratto.  Ho avuto fortuna di incontrare i curatori dell'arte come Federico Caloi e Fabrizio Gilardi. Sono stato molto soddisfatto dalle mostre, ho avuto un riscontro positivissimo, sia a livello di apprezzamento che dei clienti che mi sono arrivati. Un artista quando mostra l'opera, vuole anche esserericonosciuto. Se la gente apprezza la mia arte, significa che riesco a trasmettere qualcosa di positivo e importante, degno di essere visto.  Il libro “Spirito d'Immensità: Ritratti di poeti e amici...” é nato dall'accordo fra Giuliano Mori e me di unire tutti questi ritratti poetici e pittorici della vita milanese e sopratutto dei poeti amici. L’obiettivo è quello di rendere omaggio al mondo della poesia e dei poeti in un mondo dell'arte che non li considera così tanto, come osserviamo nella pratica quotidiana. Volevo rendere più conosciuti i poeti che avevo ritratto, attraverso la pittura che é più apprezzata dal punto di vista visuale, estetico. Dato che viviamo in una società basata su immagine, bisogna sfruttare questi mezzi per il nostro comune interesse.  Alcuni di questi ritratti sono elaborati, altri sono schizzi, sono molto per l' improvvisazione. I modi sono diversi ma l’intento è sempre quello: esprimere da 2 punti di vista diversi l'essenza, l'anima dei poeti attraverso la mia arte. Però non ritrai solo i poeti e non dipingi solo i ritratti! Ho cominciato dai poeti perché era come uno specchio. Ma l'arte non é riduttiva, la poesia c’é in ogni persona se cerchi l'anima che ha. Ivan Tresoldi diceva “Poeta sei tu che leggi”. Ho dipinto anche cose surrealiste, astratte, qualcuno mi ha detto che sembrava Chagall. Qualcuno dice che sono fauvista o impressionista o anche dicono che i miei ritratti ricordano il primo Picasso. Fabrizio Gilardi – un critico curatore – ha associato la mia arte all'art brut – una tendenza legata molto ai colori, all'espressione. Però, pur essendo storico dell'arte e quindi conoscendo tutta la teoria, seguo la mia intuizione, la mia dinamica. Magari nell'inconscio subisco un'influenza ma non me ne rendo conto.  I pittori per anni mi hanno stuzzicato dicendo che non sapevo dipingere, e aggiungendo: “Ma dedicati alla poesia che sei bravissimo come poeta!” Ho sempre ribadito: “Anche se dite questo, non sono uno che litiga, continuo per la mia strada”. In questi giorni 3 dei miei professori che mi criticavano mi hanno detto: “Complimenti, stai diventando un bravo pittore”, hanno pure messo “mi piace” su facebook. Questa é una conferma che se vuoi fare qualcosa e sei tenace, perseverante, approfondisci ciò che vuoi fare, riuscirai a realizzare il tuo sogno. Io un giorno anni fa mi sono detto che volevo essere pittore al di là di poeta ed eccomi qui! Giacché hai fatto riferimento alla tua formazione, raccontane un po’. Quanto la ritieni utile? Sono dottorando della storia dell'arte. Ho frequentato l'Accademia delle belle arti di Granada, e anche diverse accademie a Madrid. Serve studiare perché hai una conoscenza più approfondita della pratica ma anche delle dinamiche dell'arte. Mi sono trovato anche dall’altro lato della cattedra. Ho lavorato come professore di disegno e pittura per un anno: mi hanno offerto questo posto ed ho accettato, mi sono buttato e mi sono trovato abbastanza bene. A giugno del 2008 ho condotto il corso dei ritratti presso la Biblioteca Vigentina. Ho insegnato per anni anche lo spagnolo e la storia d’arte in diverse scuole italiane. Che impressione hai della formazione artistica italiana e degli studenti di oggi? Cisono giovani molto preparati. La scuola italiana a livello di arte é molto interessante rispetto a quella spagnola. É più specifica. Un allievo di 10-13 anni dopo la terza media sceglie il suo percorso. Nel liceo artistico gli allievi sono più creativi o indirizzati a tutto ciò che é l'ambito artistico, a quello che studiano. Gli allievi del liceo linguistico o tecnico-commerciale proseguono con la stessa dinamica nel loro settore. Diciamo che gli allievi continuano a concepire il sistema scolastico come un raggiungimento di un titolo accademico o nei casi più pregiati come una maniera di imparare, ma qui in Italia la scelta dell'indirizzo si realizza prima e quindi già a 18 anni loro sanno, in parte, quello che potrebbero fare nel futuro prossimo. Recentemente però hai preso una decisione importante e coraggiosa: dedicarti all’arte come professionista! Ho avuto un’altra illuminazione! Dopo una conversazione con l’amico Gianfranco Testagrossa che ha messo a fuoco il senso di essere artista, anzi proprio il senso della mia vita. Attraverso queste riflessioni ho iniziato a capire cosa sono io stesso. Ho maturato un'esperienza come guida, come professore, come critico – diversi lavori all'interno dell'arte. Il fatto di essere stato guida e professore (anche al liceo artistico di Brera) mi ha fatto capire che veramente ciò che trovavo negli artisti era quello che volevo essere.Non era solo il fatto di ammirazione. All'inizio uno ammira,analizza,ragiona, dice: “Bello il lavoro che quello ha fatto”, ma poi fa un passo in più: il sentimento di essere artista, di coinvolgersi personalmente e non solo teoricamente. Ecco, ho avuto una sensazione viscerale che io stesso ero artista. Ho sentito la forza interiore che rende effettivo l’intento. Se io ho la fede che questo lo voglio e raggiungo, è proprio perché ho fatto tante cose che non mi piacevano. È proprio la Vita o Dio se ci credi, che ti porta a capire come vuoi vivere e renderti conto che é possibile. É una questione di fede: ho fede in quello che amo e voglio seguire questo. Quelle esperienze mi hanno reso più forte, quindi io adesso ho questa forza. Bisogna vedere cosa mi propone la vita! L'arte ha le sue regole, uno deve conoscerle e “respirare” con lei, sennò si perde. Buttarsi con logica nell'arte, come un amante, é il massimo dell'amore. L'amore per una donna é bellissimo ma quello per l'arte é eterno, é quello che mi accompagna e che mi fa esprimere quello che sono, quello che sento e come osservo ed interpreto il mondo. É intrinseco, non me lo toglie nessuno, fa parte del mio sangue. Prendere coscienza del fatto che uno vuole andare avanti con ciò che ama senza perdere tempo con ciò che non ama è fondamentale. Ovviamente cerco di essere flessibile, ma avendo quell'indirizzo. L'arte é un “gioco” ma il gioco più serio che tu possa giocare nella tua vita, e pertanto devi capirne e rispettarne il senso, altrimenti ti distrugge. L'arte non deve niente, l'arte vuole. Uno deve imparare a stare in pace.L’Arte ha i suoi tempi, devi lasciarla libera come l'amore, se la tratti come schiavo e dici “devi”, ti tratterà come schiavo perché hai deciso di essere uno schiavo.  Io penso che l'arte – a differenza di quello che dicono – abbia uno scopo molto pratico. L'arte in tutte le sue forme, presuppone prima di tutto comunicazione. E pertanto un cambiamento. Signori, se non é uno scopo pratico cambiare la mentalità delle persone, allora cosa lo é? Vivere come animali? Può influenzare anche la mente di un operaio, di una casalinga, di tutti quanti. L'arte educa, rende più cosciente all'uomo, ha il proposito di comunicare, di fare sentire ed arricchire la propria esperienza della umanità per raggiungere la coscienza o la felicità.  Dopo questa stupenda parentesi devo chiederti: pensi sia possibile mantenere un tale atteggiamento elevato anche quandodiventerà fonte di guadagno? Non temi di diventare più “commerciale”? Commerciale o no – l’importante è che abbia un'anima, che abbia qualcosa da comunicare. L'arte deve avere un senso, non solo descrivere. Come ho detto prima, mi piace conoscere l'essenza delle persone. Ritraggo quello che mi ispirano, ma se é un incarico, prendo anche dei suggerimenti. Devo essere io contento prima di tutto.Quando anche il cliente lo è, guadagno soldi ma anche felicità! Mi trovo a dire spesso: “Perché lamentarsi?” Perché devo starmi ad amareggiare per tutta la vita? È una questione mentale: se dici “non si guadagna”, allora non si guadagna! Il guadagno é una cosa in più, non é il centro, ma é importante perché ti permette una libertà per poter fare ciò che vuoi fare. Mi sono trovato, sono felice. La gente mi apprezza, ringrazio per questo riconoscimento. Questo é il primo passo per proseguire. Anche perché i clienti quando sono soddisfatti, parlano bene di te in giro. Poco anzi hai parlato della comunicazione, dell’influenzare la mente delle persone. Pensi di poterlo fare anche con i ritratti su ordinazione?Le cose nel mondo non sono slegate. La società é fatta dagli individui. Questo è pluralismo. Se il potenziale cliente non ti ispirasse, o se tu non fossi d’accordo con i suoi suggerimenti, cosa faresti? Ma perché preoccuparmene adesso? Se un giorno dovesse succedere, te lo dirò! Ok, mettiamo caso che venga Berlusconi a chiederti un ritratto? Lo dipingerò con le corna! Tu che mi chiami Duende, pensi che io sia mai capace di tradire ciò in cui credo? Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima. [Intervista di: Veronica Liga]  

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