Progetto Almax

15112015

2013 Novembre - “Le letture erotiche di Martina”- ANDREA LAGREIN

"Lagrein si forma presso il Liceo Classico Omero di Milano. Il primo contatto fondamentale per l' autore è la scoperta dei poeti maledetti del periodo decadentista e simbolista, quali Baudelaire, Rimbaud, Verlaine e Mallarmé. In questi poeti trova finalmente un'estetica ed una modalità espressiva a lui estremamente congeniali e strettamente legate al suo animo. Un altro momento fondamentale nella formazione artistica di Lagrein è l'approfondimento, all' Università Statale di Milano, dei concetti chiave del pensiero freudiano, in particolare l'analisi degli impulsi sessuali quali elementi fondanti dell' inconscio umano. Contestualmente, durante il corso di estetica, viene affascinato dalla figura di Husserl e dalla sua fenomenologia, punto di partenza per una nuova riscoperta del mondo che ci circonda .In tal modo inizia a formarsi il substrato della poetica dell'autore, basata sulla volontà di descrivere, o meglio, riscrivere, la realtà circostante osservandola da un punto di vista non oggettivo e razionale, bensì istintuale, cogliendo nei personaggi narrati quegli impulsi primitivi e reconditi tanto cari alla psicoanalisi freudiana. Contemporaneamente, negli anni universitari, inizia un'assidua frequentazione dei numerosi circoli culturali nell'hinterland milanese, nei quali giunge a scoprire e ad apprezzare scrittori quali Charles Bukowski, Henry Miller, Anais Nin, Philip Roth, Jorge Amado, intellettuali che avranno una profonda influenza nello stile di Lagrein che in quegli anni andava a formarsi. Altrettanto fondamentale fu il corso universitario di storia dell'arte sulle avanguardie artistiche del primo novecento, che impresse nell'autore il senso e la volontà di rottura con le regole precostituite del passato. Lo studio di Picasso, Soutine, Utrillo, Modigliani, solo per citarne alcuni, indicò a Lagrein la via per il superamento di dogmi e regole, divenendo da quel momento elemento fondante del suo credo creativo. Ma fu infine la scoperta della letteratura erotica dove l' autore trovò il campo perfetto in cui poter esprimere la propria creatività. Ovvero scrivere di personaggi comuni, come potrebbe essere ognuno di noi, osservando la loro quotidianità tramite gli impulsi sessuali alla base delle azioni e delle scelte descritte, andando pertanto a scoprire una nuova realtà spesso messa a tacere per pudore, convenienza o buona creanza. Il tutto descritto con un linguaggio forte, brutale, volgare, senza raffinati giri di parole, per meglio andare a carpire ed interpretare la violenza degli istinti che tutti noi proviamo. Nel maggio di quest'anno pubblica il suo primo romanzo, “Coppia in crisi”, grazie all'editore Eroscultura. Attualmente è impegnato con la scrittrice Kiara Olsen nella stesura di un nuovo libro, ormai prossimo ad essere ultimato".

Ciao Andrea, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Come ti sei avvicinato alla scrittura?  Lo scrivere è sempre stato una mia passione, fin da quando ero adolescente. In principio era un gioco, creare storie, immedesimarmi nei personaggi, perdermi in mondi fantastici. Crescendo è divenuta un'esigenza, dar corpo e sfogo agli spettri che avvertivo chiaramente nella mia giovane anima di diciottenne. Un tumulto interiore a cui non sapevo dare nome e cognome, ma che vivevo quotidianamente nelle mie paure, nelle mie angosce, nelle mie pulsioni più recondite. Sicuramente la scoperta e lo studio del simbolismo e del decadentismo avvenuto in epoca liceale hanno fortemente contribuito alla mia già forte propensione verso la scrittura. E il testo miliare in questo mio percorso è stato senza ombra di dubbio: “I fiori del male” di Charles Baudelaire. Quando hai scoperto la tua predisposizione nei confronti di testi erotici? E' stato un lento percorso. Direi un arrivo del mio pensiero filosofico-stilistico, avvenuto in tempi recentissimi. L'inizio risale a più di vent'anni fa, quando all'università approfondii il pensiero psicoanalitico di Freud. La teoria che alla base di tutto, di ogni nostra azione, vi fossero impulsi sessuali inconsci mi colpì profondamente e fu motivo di grande riflessione da parte mia. Queste riflessioni si accompagnarono alla scoperta, durante un corso di filosofia estetica, di Husserl e della sua fenomenologia dove, in sostanza, si teorizzava di riscoprire il mondo circostante guardandolo con occhi nuovi, abbandonando vecchi schemi e dottrine del passato. In sintesi si voleva riscrivere la realtà partendo da zero. E questo, nella mia mente di ragazzo ventenne, fu sicuramente elettrizzante e al contempo stimolante. Da qui l'idea di osservare ciò che mi circondava partendo da una base completamente nuova, e questa base ovviamente mi venne fornita dalla psicoanalisi. Pertanto iniziai a descrivere la realtà in cui vivevo da un punto di vista “sessuale”, mettendo l'accento sugli impulsi erotico-passionali che sottintendevano alle azioni che andavo narrando. La ricerca di uno stile adeguato fu sicuramente la parte più complicata per chi, come me, veniva da un percorso di studi estremamente classico. Il “lirismo” di cui ero imbevuto era sicuramente inadeguato alla volontà di descrivere pulsioni travolgenti, sconvolgenti e spesso scabrose. In quest'ottica, per me, fu fondamentale la frequentazione dei vivaci centri culturali che a quei tempi fiorivano nell'hinterland milanese. Qui venni a conoscenza di scrittori quali Bukowski, Carver, Philip Roth, Henry Miller, Anais Ninn, Amado, oltre ad approfondire stili e contenuti di artisti del calibro di Marquez, Hemingway, Fitzgerald. Grazie a loro pertanto riuscii a elaborare una cifra stilistica confacente a ciò che volevo scrivere. L'ultimo aspetto che mi mancava pertanto era l'elemento in cui potessi dar vita ai miei racconti. E questo elemento lo trovai, non più di un anno fa, nella letteratura erotica, dove ben potevo esprimere la poetica che ero andato elaborando nel corso di questi anni. Un campo che, bisogna ben dirlo, è ancora uno dei pochi liberi da preconcetti e regole stilistiche, dove in sostanza si è liberi di potersi esprimere. Esiste un autore (o un’autrice) che consideri un punto di riferimento, letterariamente? Charles Bukowski in assoluto. Amo il suo cinismo, il suo stile asciutto e brutale, ma anche la sua tenerezza che sottotraccia si può ben avvertire, il suo punto di vista verso una società che anch'io sento molto distante, le scenografie che tratteggia in modo così reale. Non ho mai avuto la fortuna (o sfortuna) di frequentare l'alta società avendo io sempre vissuto nella periferia milanese più profonda. Ed è questa pertanto la realtà che conosco e descrivo, una realtà molto vicina a quella tratteggiata da Bukowski. Per questo lo sento molto vicino a me e al mio vissuto. Un mio carissimo amico mi ha definito “il cantore di fica e birra, di periferie e miserie. Il randagio di carta e penna, l'ubriacone dell'oscurità dell'anima”. E ben si addice, devo ammetterlo. Ma la verità è che descrivo semplicemente la vita reale di chi mi circonda, come in fondo faceva il buon vecchio zio Buk. Com’è nato: “Coppia in crisi”? Cosa fa scattare nella tua immaginazione lo spunto per un racconto? “Coppia in crisi” nasce da un'esigenza “terapeutica”. Ossia lenire la sofferenza, il senso di fallimento, l'arrabbiatura sorte dall'esperienza del mio divorzio. Scriverne mi ha dato la possibilità di poter esternare tutti i demoni che mi portavo appresso. Il libro l'ho scritto per me stesso, non vi era la minima intenzione di pubblicarlo. Questo è importante sottolinearlo in quanto il libro non è rivolto al pubblico, non ha fini educativi e tanto meno non strizza l'occhio al lettore. Il fatto poi che sia stato pubblicato è stato un fatto occasionale, contingente, non una precisa volontà. “Coppia in crisi” è un libro estremamente duro, in certe sue parti anche molto volgare, quasi pornografico. E questo proprio perché volevo “buttare fuori” tutta la mia amarezza per un'esperienza finita male e di cui ho sofferto tantissimo. E come: “Coppia in crisi” anche tutto ciò che scrivo nasce da uno spunto reale. Avrei difficoltà a scrivere di cose che non conosco. L'idea nasce sempre da un dato oggettivo, di vita vissuta, che poi rielaboro approfondendo, o cercando di approfondire, l'indagine psicologica che sta dietro al singolo episodio narrato. In fondo penso che la realtà sia il bacino più prolifico a cui attingere spunti e idee. Basta solo saperci guardare dentro. Cosa pensi dei concorsi editoriali? Hai mai partecipato? Penso che siano delle ottime opportunità per i giovani scrittori di farsi conoscere e un momento di confronto culturale molto interessante. Personalmente, essendo io “neofita”, non ho ancora avuto modo di partecipare ad alcun concorso, ma non escludo in assoluto di parteciparvi in futuro. Una soddisfazione avuta come scrittore? Il fatto di essere stato contattato da alcune scrittrici che, colpite dal mio stile, mi hanno chiesto di scrivere insieme. Questi attestati di stima fanno sempre piacere e, narcisisticamente parlando, gonfiano il proprio ego. Il tuo modo di narrare predilige un linguaggio crudo, estremamente esplicito. Anche come lettore ritieni più piacevole chi narra il sesso in modo spinto e ruvido? Faccio una premessa doverosa. Quando scrivo non penso al lettore, non penso al suo giudizio. Quando scrivo, l'unica cosa veramente importante che conta per me, è esprimere le sensazioni che mi agitano, che provo, che mi suscita l'evento narrato. Il linguaggio e la cifra stilistica che utilizzo è pertanto una diretta conseguenza del mio sentire. In tal senso mi pongo anche di fronte al libro di un altro scrittore. Non ho una predilezione per uno stile anziché un altro. L'unico aspetto per me importante è che ciò che leggo tocchi le corde della mia anima o dei miei interessi culturali, indipendentemente dagli stili adottati, possano essere espliciti, lirici, vibranti, volgari, dolci o velati. Io, il libro, lo devo vivere, mi devo incazzare, commuovere, sorridere, sognare. E' questo quel che per me conta per ritenere un libro buono o meno. Ricorderò sempre la “furiosa litigata” che feci conL'”Ulisse” di Joyce. Arrivai anche a lanciarlo contro il muro per quanto mi stava esasperando. Eppure, ancor oggi, lo reputo uno dei più grandi testi che siano mai stati scritti. Ma quanta fatica mi fece sudare! Sogni nel cassetto? Sarebbe bello, veramente bello, avere la possibilità un giorno di potersi dedicare esclusivamente alla scrittura. Credi nell'editoria Italiana? Così com'è strutturata direi proprio di no. Vedo le majors prediligere logiche commerciali ed economiche, tralasciando sperimentazioni che potrebbero sì essere rischiose ma potenzialmente ricche di soddisfazioni. Quando vai in libreria in fondo trovi quasi sempre gli stessi autori e spesso e volentieri con testi banali che vivono il tempo di un stagione. Personalmente invece trovo che vi sia un sottobosco di scrittori e scrittrici davvero notevoli che hanno una sola colpa : non sono conosciuti dal grande pubblico. Basterebbe semplicemente girare un po' su facebook per accorgersi della bravura che c'è in giro. Io mi sono aperto una pagina personale, Andrea Lagrein page, e grazie a questa sono venuto a conoscenza di autori davvero considerevoli. Ecco, questa è una gravissima pecca dell'editoria “tradizionale” italiana, ossia non credere in nuovi talenti. Fortunatamente l'e-book sta venendo in soccorso a questa situazione, ma siamo ancora agli albori. E un dato mi ha davvero stupito : la media annuale per libri procapite letti dagli italiani è di un libro per ogni persona. Contando che solo io, mediamente, leggo una trentina di libri all'anno, fai un po' tu i conti della situazione in cui ci troviamo. Quali sono i tuoi progetti futuri? Scriverai altri romanzi erotici?Attualmente sto terminando il mio secondo romanzo. Tratta del periodo in cui avevo vent'anni, dei sogni e problemi della mia generazione, ovviamente in chiave erotica. Sto anche scrivendo un romanzo a quattro mani con la scrittrice Kiara Olsen, un libro completamente agli antipodi dalla mia concezione di scrittura, ma, senza falsa modestia, un opera che sta riuscendo benissimo. Si tratta di un'allegoria, una metafora, in un luogo indefinito fuori dal tempo, dove l'aspetto davvero interessante è che abbiamo dato vita a un personaggio come incarnazione stessa della sensualità, della passionalità, dell'erotismo. Insomma, di ciò che si agita nel nostro io più profondo. E di come l'arte, sotto forma di un compositore musicale, ne venga ammaliata, attirata e blandita.Un libro veramente sopra le righe. E poi ho già tracciato le linee guida di altri quattro romanzi. Se solo avessi più tempo a disposizione... Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima. [Intervista di: Martina Galvani]

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