Progetto Almax

15112015

2013 Novembre - Arti Miste “EREDI DI LEONARDO” - ORIELLA DEL COL

"Artisti difficili da inquadrare in un solo genere"

Scrittura Esoterica

"Nulla da dire a chi mi conosce. Per tutti gli altri suggerirei di procurarsi il bugiardino, perché le controindicazioni e gli effetti collaterali sono tanti e tali da sconsigliarne l'uso. Io ho avvisato! Sono apprezzabilmente capace di stupire me stessa, utile risorsa per non annoiarmi dovendo passare una vita in mia compagnia!" 

Ciao Oriella, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Il tuo romanzo è definibile come “esoterico”, il che significa “conoscenza segreta”. Allora quanto di questo segreto sei disposta a svelare ai lettori di Almax Magazine? Innanzitutto grazie a te Veronica per la tua squisita attenzione e a tutti i lettori che avranno il coraggio di seguire i miei deliri. La segreta conoscenza è in ognuno di noi, non è merce di scambio, ma di condivisione, di disponibilità, di crescita. Nell'ascoltare il riverbero nell'abisso dell’anima, la conoscenza ci cattura.  Gli eventi mistici raccontati nel romanzo sono pura fantasia? O una realtà nascosta in cui davvero credi? Oppure – come nei grandi fantasy – un modo metaforico/allegorico di presentare ed analizzare la vita di tutti noi? "Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia" ... ognuno degli scenari che tu ipotizzi ha motivo di essere, pur tuttavia sono portata a credere che noi stessi costruiamo i limiti che ci imprigionano. Siamo sempre e comunque oltre il visibile.  Il romanzo inizia in prima persona ed ha un carattere per lo più introspettivo: vediamo tutto attraverso gli occhi di Bet che esplora le sue sensazioni. Poi dal capitolo 29 circa l’angolo di vista si sposta, subentra la voce del narratore e gli eventi cominciano ad incalzare in un ritmo sempre più crescente. Questo è fatto di proposito? Assolutamente si, ti ringrazio per averlo notato, i passaggi dalla prima persona al narratore sono pensati per modificare il ritmo e lo stile, per ampliare la visione, per catalizzare l'interesse da differenti angolazioni. A parte Bet, un altro personaggio di cui leggiamo i pensieri è Giò. Gli altri sono visti solo da fuori. È voluto pure questo? Si, quasi tutti i personaggi hanno uno spessore in divenire, ma gli unici che "si scrivono da soli" sono Bet e Giò. Pensando a Giò, mi viene da immaginarla simile a te. Ha ragione il mio intuito? Anche tu aggiungi senape al lucidalabbra? ;) Il tuo intuito è micidiale, non sbagli un colpo! Non senape, ma essenza di senape... è pazzesca!!! È tutto raccontato in presente, come se fosse uno scenario pronto per un film. Ti piacerebbe che lo diventasse? Nel mio libro ogni lettore/lettrice ha colto quel che era nella sua misura, da chi ha semplicemente apprezzato la leggerezza di una piacevole storia, a chi ne ha estratto importanti messaggi di conoscenza, ma, tutti, hanno detto di averlo percepito, non come semplice lettura, ma come un film che si dettagliava pagina dopo pagina. Si, credo sarebbe un film davvero coinvolgente. Fai riferimenti a diverse discipline, teorie e tradizioni (parli dei Magatama, dei bambini indaco e cristallo e tanto altro). E non rovini lo stile “magico” del libro con note di spiegazione: è come se invitassi il lettore ad informarsi da sé. Secondo te, quanto uno deve essere “preparato” per apprezzare il tuo romanzo? Come ho detto prima, questo libro consente differenti livelli di lettura, si può semplicemente lasciarsi dilettare dal racconto o raccogliere gli spunti per approfondire la propria conoscenza o, ancora, essere già preparati e confrontare il proprio sentire con quel si che trova disseminato in ogni pagina. Del tuo libro colpisce subito la veste grafica (dai caratteri ai fregi per ognuno dei 78 capitoli) curata da “un’eccellente artista che casualmente è anche tua figlia”. Parla di questo connubio artistico e casualmente famigliare! Quanto ti riconosci in queste atmosferiche illustrazioni? Quanto ne ha aggiunto di suo? Ho un paio di figli che definisco dei "serial killer della mente" che usano il loro cervello come un'arma impropria e colpiscono,sebbene differentemente, in modo micidiale. Ho sempre lasciato loro ampia possibilità di azione, a Iridiana ho chiesto solo di fare quel che sentiva, di seguire il suo istinto che è giusto. Io mi sono limitata adapprezzare la sua arte, perché, qualsiasi interpretazione venga data di questo libro, è corretta! È la tua prima pubblicazione? Da quando scrivi? Parliamo un po’ del tuo percorso artistico. Non so dirti granché del mio scrivere, semplicemente mi scappa e mi scappa assai strano, perché scrivo cose differenti per genere e stile, è sempre tutto molto rapido, illogico, istintuale e giunge sempre inaspettatamente… racconti, poesie, aforismi, filastrocche arrivano mio malgrado… assurda forma di incontinenza letteraria. Hai pubblicato con “ilmiolibro”. Sei contenta di questa scelta? Cosa pensi dell’editoria italiana? Si, ilmiolibro è stata una scelta felice, perché mi ha consentito di seguire in toto la pubblicazione, dando al libro anche la veste grafica che meglio rappresenta il mio scrivere. L'editoria italiana rispecchia esattamente il periodo che stiamo vivendo, la parola che definisce questo è "Paura", la paura di osare, la paura di investire, la paura di fallire... in sintesi la paura di vivere. E della situazione culturale e spirituale nel mondo, in Italia, a Milano?  Ahia, argomento spinoso. Quel che percepisco è una sorta di sospensione, è come se stessimo tutti trattenendo il fiato, aspetto fiduciosa di vedere l'evolversi della situazione, nella speranza che quando si tornerà a prender fiato, non sia per esalare l'ultimo respiro, ma per un trionfante soffio del drago. Nel libro c’è qualche osservazione poetica e acuta su Milano, che potrebbe funzionare anche estrapolato dal romanzo, come un saggio. Ne parli anche come di un posto con riserve inesplorate di energia – ci credi davvero? Ne sono certa, Milano ha grandi energie non manifeste, è una città che può stupire, ma solo chi sa scoprirla bypassando le apparenze. A differenza dei grandi fantasy che raccontano la lotta fra il Bene e il Male ben definiti, il tuo romanzo è segnato da un agnosticismo morale tipico dei nostri tempi. Fino alle ultime righe Bet continua a domandarsi se sta con “i giusti” e se in genere esistono “le cause giuste”! Ricerca un equilibrio nonostante l’ incertezza di base. Ne parliamo? La netta divisione bene/male, giusto/sbagliato ritengo sia un pessimo metodo per capire, per imparare, per evolversi. Il dubbio è un gran maestro di vita. A parte questo quesito fondamentale, restano senza risposta diverse altre domande (ad esempio, chi è il padre di Bet e perché sembra così giovane…) Anche questo è voluto? Hai pensato ad un sequel? Si, l’Arcobaleno del Nero si scrisse da solo nei pochi giorni di una solitaria estate milanese, complice un’overdose di melanzane, ora i personaggi pretendono a gran voce di continuare il percorso e, da quel che ho potuto notare, gli accadimenti vanno acquistando sempre maggiore potenza. Un’altra caratteristica fondamentale del tuo libro è un’esilarante ironia! Un’arma potente per affrontare e disarmare i lati oscuri della vita. Fa pensare sia all’incantesimo “Ridiculus!” di Harry Potter, sia alla festa di Halloween! Penso che l’ironia sia l’unico modo per sopravvivere all’assurdità della vita che, inevitabilmente, ci ucciderà… o forse no, tutto dipende dall’uso che sapremo farne, sia dell’ironia che della vita, naturalmente. E allora che augurio di Halloween vuoi fare ai lettori? Di riuscire sempre a ridere di quel è stato creato per farci paura e tenerci, in tal modo, nell’ignoranza. Splendide risate a tutti! Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di: Veronica Liga

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