Progetto Almax

15112015

Ottobre 2014 - "KAOS"

ALMAX MAGAZINE OTTOBRE 2014

Forse la gente della mia generazione non ha idea di chi siano i Rockets, forse facendo una veloce ricerca in “google immagini” troverà degli omini argentati e dirà che sono le classiche esagerazioni degli anni 70, uno di quei gruppi tipo quello che ha scritto Video kills the radio star..di cui ovviamente nessuno si ricorda il nome...eppure, cari miei webbonauti, devo contraddirvi: i rockets sono l'equivalente europeo dei kiss, si, si vestono in modo strano, ma si deve sempre considerare che la loro storia nasce negli anni 70 – lì se non eri strano il mercato discografico neanche ti considerava- e si deve sempre considerare che, a discapito di quanto si può pensare, la musica dei Rockets è curatissima, gli arrangiamenti al limite del maniacale, e la loro musica elettronica ha fatto scuola tanto da essere i punti di riferimento di gruppi come i Daft Punk. Kaos è il loro nuovo lavoro, una carriera che inizia a metà anni 70 e dura ancora, basti vedere il numero di ascoltatori sulle piattaforme internet, soprattutto nell'est europa, dove ancora “spaccano”. In questo lavoro troviamo un perfetto equilibrio tra il sound classico “spacerock” e nuove sonorità più che mai attuali,le tematiche affrontano i problemi dei nostri tempi, sia sociali che ambientali. Il disco si apre con We Are All Around, il vocoder ci fa capire subito chi stiamo ascoltando, e l'elettronica crea un disegno smooth con influenze gospel molto gradevole. World On Fire è un pezzo che per certi versi ricorda la prima dance degli anni 90, se vogliamo un brano più “pop”, ma ballabile e gradevole. Evolution è un attimo più intimo, il basso crea una linea molto sensuale che porta alla mente certi lentoni di fine anni 80 Through the Night non mi è stato gradito come pezzo, troppo pop, con una chitarrina ammiccante e un ritmo che sembra ricordare le boy band degli anni 90, forse il pezzo più sottotono dell'album,distante dalle sonorità classiche dei rockets, purtroppo.Party Queen è anch'esso un pezzo un po' strano per questo gruppo, ma è molto gradevole, disco con chitarra funky che porta alla mente gli anni 70 o, se vogliamo, artisti più recenti come Jamiroquai. Crying Alone potrebbe sembrare un lentone strappalacrime, ma se si fa attenzione con le orecchie si potranno notare arrangiamenti di sintetizzatori mica male che valorizzano il pezzo. Faby's Back è un ibrido molto interessante: un po' di piano alla David Bowie, molti sintetizzatori di sottofondo, un pezzo molto gradevole e “strano” nel senso buono del termine. Shame On Me è forse il pezzo che più gradisco, voce pop ed elettronica molto curata; potrebbe essere uno dei pezzi di questo album che portano alla mente la vecchia scuola di questa band. Our Rights invece è il pezzo più “rock” di questo lavoro, con la classica strumentazione ben presente di batteria, chitarra e basso senza apparente elettronica, molto ballabile, vagamente anni 80, gradevole in generale. Lost in the Rhythm è assolutamente anni 80, è assolutamente funcky e disco, è assolutamente ballabile, e confesso che non sono riuscito a non ondeggiare con le spalle tanto è coinvolgente e ritmata! Heaven 58 è un altro pezzo indubbiamente “rockets” si inizia con il piano e a seguire si inseriscono potenti gli altri strumenti, primi tra tutti spicca una corposa batteria eighties. Questo lavoro discografico si chiude con Number One, elettronica a barili, ritmo, una ricercatezza di suoni rara ci fanno ricordare che stiamo parlando di una delle band electro più apprezzate al mondo. Che dire? Se vi piacciono gli anni 80, se vi piace la musica elettronica 'dessai, se volete scoprire le nobili origini del tunz tunz che va tanto di moda e arricchire il vostro bagaglio culturale musicale con una pietra miliare della musica, comprate questo album, cercate di dimenticare nell'ascolto gli scivoloni troppo pop, e ricordatevi sempre che si sta parlando dei Rockets.

Recensione a cura di Brian Nowak

www.rocketsland.net

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